MEKNES-RICORDO E UN INCHINO.

La straordinaria prospettiva che dai giardini del TRANSA’ portava alla vallata e alla medina la rivedo ora nel silenzio muto del ricordo. Quei minareti ,quei muri rossi d’argilla ,non potevano reggere a giorni e notti di pioggia. Leggeri come la cultura nomade che li aveva pensati.

Era dalla medina sottostante , gialla  e bianca, che si estendeva ,alle 5 del mattino, il modulare lento e forte , il silenzioso canto dei tanti minareti ,a ricordarmi la morte che è l’altra faccia di Dio.

Meknès ,mia altra città, dove ho amato e mi sono annoiato , come nella mia.

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