Ricordando Parigi- in una una domenica del gennaio 1988.

DOMENICA A PARIGI.

La domenica ho spesso nostalgia di Parigi dal cielo color di rapa.

La linea 4 per Clignancourt la prendevo verso le dieci del mattino, ed era sempre domenica.

Quelle stazioni resistevano ancora al gran lusso dei colori nuovi,  le piastrelline bianche e il nome smaltato sulla arrotondata latta blu, la luce malsana e l’odore sudato della ferrovia.

A Chatelet mi sedevano di fronte gli ultimi perduti del sabato sera. A Marcadet-Poissonier, dallo splendido nome ricco e odoroso, saliva sempre qualche coppia trasandata: della domenica.

Il mercato di St.Ouen.

Ci si arriva tra odori di zuppa e di pelle finta. Ti ripari dalla pioggia sottile sotto le tende delle baracche-bancarelle, scivoli su marcaipiedi unti e finalmente, inaspettatamente arrivi lì.

Eccoli insieme i cercatori del Tempo, o quelli che lo vogliono fermare, ricostruire, catalogare; i piccoli Perec, esperti  nel facile gioco della malinconoia.

“Chez Luisette”

Addossati come ad una mensa di campagna, per un pranzo di nozze contadino. Ci passiamo il pane, con fratellanza indichiamo il sale al vicino: ma ognuno cerca solo, sorride a Manuela che traveste la Piaf con commozione e una rosa sul vestito nero.

Fischia Luisette, come un vecchio treno, a chiedere il passo per i piatti di -gros sel- , la specialità.

La fuori -le pluci-, i vecchi ricordi, i fallimenti nuovi. Moltiplicate solitudini, riflesse senza pudore negli specchi accatastati come lapidi arabe, in uno straordinario cimitero umidiccio, guardato a vista da vecchie tenutarie , truccatissime.

Nel cielo color di rapa, verso Monparnasse, qualche riflesso rosso…

ed io torno alla mia stanza.