Sperlonga

Sperlonga

Dall’alto di una scalinata faticosa, di pietra, attraverso una grata di ferro battuto vedo, alla mia destra, la spiaggia lunga e il mare di sera.
La pietra calda e l’odore fresco del pesce a Sperlonga.
Nome di Roma imperiale, fatto di ombre e fatto di luce. E’ tra i villaggi di mare più belli d’Italia e perfino il turismo eccessivo di questi ultimi anni non è ancora riuscito a sottargli l’aura e l’armonia.
Il mio bagaglio a mano lo poso sul cotto mosso e ferito di una stanzetta, anch’essa in cima ad una scala.
Sperlonga è una specie di faro sul mare, è rocca e spelonca, è Mediterraneo con gli ulivi, le viti e le capre. E’ vacanza. E’ – soprattutto – ritorno a casa.

Monpos di Colombia

MONPOS . e’ il villaggio della -morte annunciata- il bel racconto di Garcia Marques, il bel film di Francesco Rosi. Un paese perfetto , adagiato dal rio Magdalena sopra architetture e giardini, immobili dalla “conquista”; in una marcita di mangrovie . Pappagalli su trespoli intarsiati parlottano alle ombre, nell’atrio dei vecchi palazzi, e sopratutto colibri’, numerosi come farfalle, tra  fiori rossi che bucano le siepi. Il silenzio del pomeriggio e’ spezzato dagli asini portatori , quello piu’ denso della sera dai canti delle ragazze che preparano la cena .
C’era armonia , bellezza  e i profumi del tropico , il fiume portava via le tristezze e i lutti di ognuno ,giu’, lontano, verso il caribe. Sono restato due giorni e due notti  a Monpos . ripartito su una lancia a motore che dondolava tra enormi ninfee a me si annunciava una nuova impossibilità ,una ingiustificata rinuncia.

Tabatà

Piove e fa freddo in questa fine d’aprile ,nell’autunno australe. I
sandali delle giovani portenas vivono le ultime ore nei viali della
capitale.
Al negozio  “la Martina” nel centro pedonale, a due passi dalla calle
Florida  c’è una ragazza nuova , una commessa piccola e bella.
Ha nel sangue l’Italia, mi dice, e la Germania e il Marocco.
Soprattutto il Marocco lo porta, lo riconosco, negli occhi. e nel
nome. TABATA’. Il suono di un tamburo. Il battito del mio cuore

Santelmo

Georges Perec ci ha indicato una chiave di scrittura ,la sola
possibile, forse, per raccontare il nostro tempo. L’annotazione
minuziosa, monotona e commovente delle cose come sono e che mi passano
davanti , adesso,  nella sera del 3 aprile 2005 alle ore 19 ” bar-cafè
dell’esquina” a Santelmo in Buenos Aires.
Una giovane donna dai capelli neri, occhi chiari, un maglione verde
pallido, belle piccole mani che agita, parlando al ragazzo dal viso
rotondo con barba leggera. Lui ascolta. Nella vetrina di fronte  un
uomo appoggiato al  bancone di zinco di un ristorante deserto .
Immobile come nel quadro di Pollok. Passano traballando tra le buche ,
uno ad uno, gli autobus della municipalità:
QUILMES-BOCA-RETIRO-QUILMES. Due ragazze nord americane chiedono ,dal
tavolo di destra, due birre scure. La donna dai capelli neri si alza e
va verso il bagno. Mi sfiora senza guardarmi. Io la ricorderò per
molto tempo. Forse per sempre.

Petit Clement

Il “Petit Clement “ , quello vicino all’Operà, in faccia allo storicissimo “cafè de la paix” , fa parte di una piccola catena di ristoranti a Parigi. Tutti sono -addobbati- da sculture di pentole forchette e cucchiai : originale. Due primavere fa, a pranzo, avevo’ lì davanti a me
una donna azzurra , più o meno della mia età, gli occhi vuoti di una ragazzina sperduta passavano dalla tristezza all’ ironia. Dolce e perduta . Chiederà un caffè mentre io me ne andavo per sempre . E’ nel menù di quel ristorante che ho ritrovato QUIBERON – con le sue ostriche – chissà quando e se ritroverò VARANGENVILLE – con il suo burro salato ,come le lacrime-.

L’Africa del W

Nel parco del doppio W , condiviso da tre stati : il Burkina, il Niger e il Benin . E’ in questo vastissimo territorio protetto, il piu’ a nord dell’Africa, che Fausto Coppi si prese la malaria che lo uccise. Oggi sono gli elefanti ,soprattutto,  a frequentare il parco, i bufali e i leoni.
La prima notte ,in una tenda, non ho potuto dormire dall’emozione di ascoltarli . Difficile da raccontare il suono profondo e prolungato dei leoni nella notte, e di tutto il resto dell’animalità che vive lì fuori dove non c’è posto per noi. “mamma Africa” e’ colore , musica e odore . Tutto questo vive dal tramonto all’alba. Durante il giorno e’ soltanto la luce cruda, il silenzio e l’ attesa.  Sembra che da paludi e savane come queste sia cominciato lo  strano cammino  dell’uomo. Dopo la prima notte, infatti ,con stupore, ci si sente a casa…

Sault: in alta Provenza

Il paese della lavanda sta all’ombra del Monte ventoso e col vento d’estate profuma e luccica di blu . E’ il piu’ alto della Provenza  il Ventoso ,lo vedi anche dal Golfo del Leone, e per noi e’ il ricordo della acque fresche e di Petrarca. Non è un villaggio di moda, e’ un paese in salita dove i campi di lavanda e le ciminiere che la bruciano fanno il paesaggio.
Il “Grand’Hotel” viene da lontano come la pasticceria dal1888.
Sault è un antico mercato con la lista di tutta la spesa che si fa in Provenza : i meloni di Cavaillon, l’agnello di Sisteron, gli ortaggi di Carpentras, e il miele e il vino di sabbia e le pesche d’estate , le castagne dell’Ardeche in autunno e il formaggio di Banon , per la gioia di tutto l’anno.

Saint-Louis du Senagal

Saint-Louis , in Senegal, sta scomparendo.
Dicono  sarà tra i sommersi. Basteranno quei pochi centimetri in più  previsti nell’Atlantico  .
Oasi coloniale nel mito delle -signore nere-, colte e meticce, della Francia imperiale e in quello più recente della Parigi-Dakar. Città del -piccolo principe- aereoporto delle prime trasvolate postali. Delta del grande fiume,  sogno d’incontro tra la Mauritania islamica e le maschere dell’Africa pagana. Nelle vecchie carte geografiche una lingua di terra rosa sfuggita al deserto , confine tra oceano e fiume, – la langue de barbarie- . E’ questo uno dei luoghi sacri della mia personale geografia . Quasi tutti si trovano sui delta dei grandi fiumi : S.Maries de la Mer in Camargue , Monpos  in Colombia, Sulina sul mar  Nero. Quasi tutti lottano per restare a galla. Invecchiare meno velocemente dei luoghi che ci hanno formato, rischiare ,quasi , di sopravvivere a quei luoghi , rappresenta un segno grande e tragico del nostro tempo.

Casablanca

Casablanca . nuvole nere e onde vigorose dall’oceano. Aria piu’ fresca al tramonto.
Le famiglie e le puttane sul lungo mare  nella passeggiata povera della domenica. Ma le domeniche sia assomigliano .disperate dappertutto. La grande Moschea di Assan deux “galleggia sull’acqua” maestosa e verde. La periferia e’ illuminata dagli ultimi raggi. E’ lì che il terrorismo islamico fabbricando consenso e bombe ha sostituito la speranza dei poveri con l’orrore del martirio. Penso  al lungolago scalcagnato della mia città ,passeggiato di domenica ,anche lui, con minori angosce e forse consapevolezze. L’orizzonte è chiuso dalle nostre montagne  e il lago non è l’oceano ; fatichiamo ad immaginare altri mondi e speriamo  di evitare contagi e assedi . Ma i muri sono sempre di cartone