AL MALOJA

Tre notti allo Schweizerhaus del Maloja . Stato di sospensione temporanea , alti e lontani a meno di 2 ore da casa. L’ albergo  tutto in legno, inaugurato a metà ottocento, ha ancora  l’aura d’ una – montagna incantata- . Nel suo ristorante la migliore trota alla piastra di tutta una vita. A pochi passi il piccolo cimitero di Segantini, esempio di perfetta sintonia tra il paesaggio,la vita e il Tempo . Poco lontano una trattoria segnalata da slow food -Valtellina. E’ in quei locali di legno e di gusto che ,dopo una minestra d’orzo lontana da ogni banalità ho, per malsana curiosità , mangiato una marmotta. Masticare una marmotta in salmì è dichiarare guerra a ciò  che resta del bambino che sono stato. Con la chiave n.11 scopro che la mia camera fu abitata  da Freud e  noto che l’unica stampa della trilogia Segantini alla parete e’ la terza -quella definitiva . Solo al mattino, nel luminoso salone delle colazioni, trovo riposo. I bambini sanno essere feroci.

Padre Noe’ missionario degli altopiani

Padre Noe’ ha l’aria di un anziano legionario , deciso e convinto, ancora agilissimo malgrado i 75 anni.  E’ un missionario lecchese che l’Africa la conosce da 40 anni e il Madagascar da  12. Nel villaggio di- Ivato- vicino all’aereoporto internazionale di Tananarive ha costruito una delle sue 3 missioni. La sede che frequenta di più. il colore dominante e’  quello della terra rossa ,della grande isola ,e il verde della vegetazione pluviale. I bambini del Madagascar ,quando mangiano un panino, sono ancora più allegri e cantano le loro canzoni -sempre intonati- con incontenibile entusiasmo. Le nuvole nere della stagione delle pioggie avanzano preoccupando Noe’- che di piogge se ne intende-
per la tenuta dei muretti della scuola, del cortile dei giochi. Tutto intorno l’urbanistica raffazonata
del terzo mondo . Dentro la missione l’ordine e la speranza di un mondo nuovo..