Niger

A sud di Niamey, non ricordo il nome della località , il  mercato tra i più grandi del Niger. la parte alimentare con le carni , le mosche e i rari frutti , il riso dai grani piccoli , il miglio e il latte venduto dalle ragazze nomadi dei Poeuls . il settore delle medicine scadute, venute dall’ Europa, quello della cincaglieria e dell’abbigliamento portati dai cinesi. Come sempre nei mercati c’è gente che ha qualcosa da vendere o da comprare e sta un pò al di sopra della miseria. C’è quasi allegria . Mi passa vicino una ragazzina con una vaga cartella scolastica e una sorellina per mano. Come è giusto ,essendo io uno straniero  e un -bianco-, mi domanda se posso regalare una matita , un quaderno. Per una volta previdente, ho con me diverse matite ,una squadra e due quaderni. Se ne vanno raggianti verso l’uscita, attraverso il parcheggio dei cammelli. Lontane pochi metri si voltano verso di me sorridendo e gridando : merci monsieur ,merci !  Il ringraziamento più gioioso che ricordi, il più sincero,  il più stupito e  al quale continuo ad essere grato.

Lisbona

Nella bella piazza del Commercio, a Lisbona, sotto i portici, sulla sinistra, guardando il Tago, un ristorante di cui non ricordo il nome ma soltanto la targa dorata all’ingresso: “ dal 1874“ .
Ordinato, bianco e legno scuro con quattro grandi nicchie dai vetri fumè, ricorda un Nord, ma solo immaginato. Nell’angolo una donna sola. Mangia fondue; la forchetta nella pignatella di rame col piccolo fuoco di sotto.
Poi nulla, solo tavoli vuoti, altari bianchi. Anche il cameriere sembra più immaginato che vero, vecchio e troppo veloce scivola come in una chiesa deserta.Troppo veloce per me, che sto seguendo stilizzate ombre cinesi al di là del sipario fumè. Non so se sono vere le ombre che guardo scendere dai piccoli tram che si fermano proprio lì fuori, nella piazza deserta, nella sera di festa. Mentre credo proprio di vedere la ragazza di Pessoa che torna a casa, nel 1935, col colletto di pizzo e un libro sulle ginocchia, vengono chiuse ad una ad una le nicchie. A nulla vale la frutta che devo mangiare all’oscuro del mondo.

Mosca Nostalgia

A Mosca, nel bel quartiere centrale abitato da Bulgakov, non lontano dagli stagni, tra piccoli caffè ricchi di grazia e di segreta bellezza, ho bussato, una sera, alla porta di una casa – ristorante.
Una casa -vera- (o verosimile) con un ingresso, un salottino con biblioteca piena di libri che si espandeva per un lungo corridoio fino alla cucina. Era una casa della Mosca degli anni 70/80 . Il telefono nero alla parete , un televisore d’epoca che trasmetteva programmi musicali dei tempi di Bresnev e diversi soprammobili “di pessimo gusto”. La cucina (dove ho cenato) era a vista ,con stoviglie , tovaglie e cameriere uscite tutte da quegli anni bui.
Addirittura ,sulla parete di fronte, una grande fotografia in bianco e nero con l’improbabile padrone di casa, nudo sul cuscino, all’età di due anni.Non un posto libero e tanti aspettavano in piedi. La nostalgia della giovinezza? della povertà sovietica? della mancanza di libertà? o della grande URSS ? oppure soltanto uno scherzo, un brivido? Finita la cena ho constatato l’unica cosa reale della serata : la data sulla fattura :2010 e…il prezzo.

Rabat

La periferia di Rabat , a picco sull’Oceano . Rocce dure e scoscese. Giovani donne in djellaba e antiche pantofole di capretto portavano per mano bambini , altre, con me , aspettavano l’autobus per il centro città, per il mercato. Lascio la casa di un’amica dopo una cena e una notte, dopo le sigarette e le parole. Il sole di novembre è ancora forte e la luce del mare sfolgorante come “ l’eternità” . Nel Marocco del 2000 ci sono più veli a ricoprire i capelli e i volti delle donne, meno sorrisi. Nel tragitto verso il centro della capitale ripenso al  regno del maghreb conosciuto nella mia giovinezza. Così diverso, cosi’ lontano . Ora ,come tutto, si è fatto -adiacente- prossimo . Ma non per questo ,più fraterno . Solo l’inquietudine , l’incertezza e la paura ce lo fanno più vicino. L’amica della notte sperava nell’Europa mentre io perdevo un pò di speranza nel Marocco.

Rondini di Mare – la Camargue d’allora

Tante rondini di mare all’albergo  “Mas des Rieges”, nei nidi di fango, sopra le nostre camere. Stridono forte ,anche la notte. Rendono il sonno sottile e veggente.Come non sognare allora i cavalli . Quì in Camargue sono tanti, come le rondini. I cavalli, anacronistici compagni di viaggio,l’ avventura più bella e orgogliosa della nostra storia. E’ allora, nell’odore acre della palude,con il  maestrale che solleva la polvere e i cespugli di salicorno, tra le macchie nere dei tori cretesi, in un labirinto di luce e di acqua, che ci  ricordiamo  del tempo  e dell’ età : quando eravamo giovani. Quando eravamo migliori.

Al Puskin di Mosca

Quasi un magico cerchio : dalla chiesa dell’Ascensione al Bolshoi  passando attraverso l’Arbat  e gli “ stagni del Patriarca”. Mosca la bella ,la terribile, riserva ,nel suo centro più antico , materializzazioni di poetiche figure e di famosissimi incubi.
E’ proprio nei giardinetti del Patriarscije   che Bulgakov incontra il Maestro e  il diavolo Woland .Questa sera è proprio lui , alto, magro e con cilindro nero , da un portone verde, ad invitarci in un ristorante alla moda. Non lontano, dopo il fatidico tramway, si arriva al celebratissimo PUSKIN, immmobile fastoso.
Velluti rossi e penombra silenziosa della Russia presovietica .  Mobili antichi, camini, samovar e argenteria fingono perfettamente una vecchiezza secolare quando invece compiono appena…vent’anni. E  il suo nome, il locale, non lo deve al poeta nazionale ma alla canzone di Becaud , che negli anni 60, si inventa, con la sua Nathalie ( la guida autorizzata) una cioccolata calda in un inesistente caffè Puskin…E’ comunque grandezza quella di una città che sa compiere il miracolo di rendere vera una emozione, costruirla, farne teatro per noi, comparse di un’ora, sul palcoscenico del mondo.