Al Puskin di Mosca

Quasi un magico cerchio : dalla chiesa dell’Ascensione al Bolshoi  passando attraverso l’Arbat  e gli “ stagni del Patriarca”. Mosca la bella ,la terribile, riserva ,nel suo centro più antico , materializzazioni di poetiche figure e di famosissimi incubi.
E’ proprio nei giardinetti del Patriarscije   che Bulgakov incontra il Maestro e  il diavolo Woland .Questa sera è proprio lui , alto, magro e con cilindro nero , da un portone verde, ad invitarci in un ristorante alla moda. Non lontano, dopo il fatidico tramway, si arriva al celebratissimo PUSKIN, immmobile fastoso.
Velluti rossi e penombra silenziosa della Russia presovietica .  Mobili antichi, camini, samovar e argenteria fingono perfettamente una vecchiezza secolare quando invece compiono appena…vent’anni. E  il suo nome, il locale, non lo deve al poeta nazionale ma alla canzone di Becaud , che negli anni 60, si inventa, con la sua Nathalie ( la guida autorizzata) una cioccolata calda in un inesistente caffè Puskin…E’ comunque grandezza quella di una città che sa compiere il miracolo di rendere vera una emozione, costruirla, farne teatro per noi, comparse di un’ora, sul palcoscenico del mondo.

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