Rabat

La periferia di Rabat , a picco sull’Oceano . Rocce dure e scoscese. Giovani donne in djellaba e antiche pantofole di capretto portavano per mano bambini , altre, con me , aspettavano l’autobus per il centro città, per il mercato. Lascio la casa di un’amica dopo una cena e una notte, dopo le sigarette e le parole. Il sole di novembre è ancora forte e la luce del mare sfolgorante come “ l’eternità” . Nel Marocco del 2000 ci sono più veli a ricoprire i capelli e i volti delle donne, meno sorrisi. Nel tragitto verso il centro della capitale ripenso al  regno del maghreb conosciuto nella mia giovinezza. Così diverso, cosi’ lontano . Ora ,come tutto, si è fatto -adiacente- prossimo . Ma non per questo ,più fraterno . Solo l’inquietudine , l’incertezza e la paura ce lo fanno più vicino. L’amica della notte sperava nell’Europa mentre io perdevo un pò di speranza nel Marocco.

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