Nel nord del Portogallo

Tornerò a Braga, nel nord del Portogallo.
Pioverà ancora, dal cielo imbottito di una fredda primavera.
Pioverà ancora sui campetti in salita, sui cavoli delle minestre portoghesi, mangiate in fretta nelle cucine nere.
Ricorderò, con Antonio, il tempo della speranza. Ascolteremo insieme i fados di Coimbra e solo più tardi andrò nelle isole in mezzo al mare.

In ricordo di un uomo onorevole

Perdo e piango con la scomparsa di Pierluigi Polverari un amico “difficile” e l’ultimo mio personale legame con la passione “politica”.
Entrammo insieme, era la prima volta per tutti e due, quaranta anni fa, nelle liste comunali del PSI . E insieme abbiamo fatto la nostra prima campagna elettorale. Lui, Gigi, fu eletto, io no. Da allora , Polverari, è stato per me quello che nella politica investiva tutto se stesso, il tempo, la passione, l’intelligenza, la voglia di capire, la rabbia. Una “rabbia” molto umana, d’altri tempi, dei socialisti di una volta ai quali ,comunque, lui apparteneva ed è sempre appartenuto. Io ero quello che andava in vacanza quando c’erano i congressi del Partito, c’ero e non c’ero. Gigi si “arrabbiava” : eppure nei momenti importanti della mia vita lui c’è stato sempre, spesso determinante, lui “in vacanza non ci andava mai”. La difficilissima battaglia per la segreteria del Partito (allora si era con Como) e per l’elezione in parlamento. L’emozione di avere per la prima volta un deputato del PSI a Lecco. Gli amici comuni, Il Giacomo De Santis, l’idea di un giornale, di un centro culturale dedicato al socialismo liberale. Polverari aveva capito della politica italiana e del suo dramma assai più di molti intellettuali di partito. Poi vennero gli anni terribili , gli anni novanta : il suo resistere, la sua malinconia, il suo orgoglio. La sua innocenza. Lo incontravo qualche volta nell’appartamentino di Pescarenico con la sua bella famiglia, sempre con la voglia di discutere e di capire. Più tardi La scelta della Tunisia per stare vicino a Bettino Craxi, l’uomo sconfitto e solo che Pierluigi non abbandonava. Un caso raro nel PSI e rarissimo in Italia. I successi diplomatici di un non diplomatico stupivano e mi stupivano. InTunisia , Polverari, in pochi anni era diventato un protagonista. Ricordo un appuntamento a Tunisi (avevo forte il desiderio di incontrare un uomo della storia) e lui mi organizzò il non facile incontro ad Hammamet, Route el Fawara. Ho passato qualche tempo con lui e con “il Presidente” seduto al famoso ,lungo tavolo di legno, pieno di carte e di libri. Di quel pomeriggio gli sono ancora grato.L’ultima volta l’ho visto sofferente, molti mesi fa. Per vigliaccheria non ho voluto più incontrarlo. Pierluigi Polverari ha avuto una vita bella e consapevole, ha vissuto da protagonista momenti essenziali della storia politica italiana, ha visto e compreso la grande tempesta che è iniziata, e tutt’altro che conclusa, nel suo secondo Paese, la Tunisia. Ho la convinzione che il futuro, almeno immediato, verso il quale stiamo andando, sia noi che loro, non lo appassionasse granchè.

La vita privata degli oggetti

La vita privata degli oggetti. Negli ultimi vent’anni, dalla “ostalgia” in poi, le cose e non soltanto esse, ma anche certi profumi, cibi, liquori, fotografie in bianco e nero, musiche, manifesti pubblicitari del recente passato collettivo prendono una parte sempre più grande nella nostra personale “malinconia”. Fino al “museo della innocenza” di Orhan Pamuk che, almeno per me, spiega, esaustivamente, l’autonomia di questi “personaggi minori” che ci accompagnano – passo passo – dall’infanzia alla vecchiaia. Per qualcuno, e anche per me, bisognerebbe sbarazzarsene, col necessario impegno, con l’inevitabile dolore, per raggiungere  leggerezza e seguitare il cammino. Per altri, per Pamuk ad esempio, tutti gli oggetti che ci hanno accompagnato nella vita “risuonano” delle persone che abbiamo amato. Solo attraverso la loro puntigliosa catalogazione, la loro venerazione, possiamo trovare ragione, scopo e… felicità.

Prima e ultima considerazione postelettorale

Delle lacrime, della loro “centralità”, Marina Cvetaeva ha fatto solida costruzione per uno dei migliori percorsi poetici del secolo scorso. Giovanissima, Marina, ha molto frequentato e amato l’Italia. Chissà se anche oggi potrebbe apprezzarla? Ora che il nostro Paese è così, in maggioranza, affascinato dalle “risate” dalle “storielle divertenti”, così refrattario a quelle sue “lacrime del novecento” che sembriamo decisi a non versare più in questo secolo nuovo. Speriamo allora davvero che “i nemici” saranno sepolti da una risata…