Bisogna parlare del tango

Da almeno vent’ anni la musica e le parole del tango mi sono d’aiuto. Mi “abitano” , como se dice. Mi precedono in un incontro, sono il rumore sordo delle mie veglie e delle mie insonnie. Ho bisogno di parlare del Tango. L’incontro, quello definitivo, nel 1992, a Medellin, in Colombia.Poi, certo, A Buenos-Aires; e la passione è cresciuta nella mia camera, nel mio letto, con i cd , con il suo contrappunto, con le sue parole soprattutto. Perché il tango si dice. Prima di “scoprirlo” ascoltavo il flamenco andaluso e il fado iberico. Hanno attraversato l’Atlantico con me e si sono trasformati in Tango.
E infatti.I Debiti, il tango, li ha nei confronti del mondo intero. Dai tamburi dell’Africa nera alle tarantelle napoletane, dal dialetto genovese al canto profondo degli zingari andalusi su, su fino agli organi calvinisti delle chiese tedesche.Questa musica che ha più di cent’anni non è mai stata così contemporanea, così ascoltata, così ballata. Nel Mondo intero.
E’ l’essenza musicale ed emozionale del -relativismo culturale – e dell’esilio reale e metaforico, della conseguente mancanza di “indirizzo”… E’ identità globale. E’ davvero il melanconico canto post-moderno del mondo globalizzato e del rimpianto per una impossibile identità.
Chi lo ama lo sappia.

Le lacrime della corrida

Matteo Nucci, giovane filosofo ed eccellente studioso del pensiero antico, ha pubblicato da poco per i saggi Einaudi : “Le lacrime degli eroi”. Un’ analisi dei miti che ci abitano e ancora ci aiutano a vivere e..a morire. Non è quindi stupefacente che sempre a lui dobbiamo un libro “scandaloso” in Italia sulla tauromachia: “Il toro non sbaglia mai” . Un inno d’amore al toro bravo e ai toreri (moderni eroi). Eccovi un passaggio: “La corrida si divide in tre atti. I tre atti della tragedia. I tre atti di quel tragico rito che è la corrida. Non uno sport, non una esibizione, ma pura antichissima tragedia”. Dedicato al 98% degli italiani che sostiene che la corrida non è cultura ma tortura.

Le domande dall’Egitto

Dall’Egitto, ancora una volta, nella “tranquillità” delle nostre vite europee, ci viene comunque chiesto in quale parte ci sentiremmo “meglio”, in quale movimento in lotta troveremmo un minimo di valore comune… Ancora una volta io mi sono risposto, senza allegria, senza entusiasmo, quasi per disperazione, ma mi sono risposto.
Tra i soldati e i cosiddetti fratelli mussulmani, sto con i militari. I “fratelli” li ho visti, poche settimane fa in Turchia, sputare addosso alle ragazze senza velo… La confusione e la complessità del mondo non hanno mai fatto sconti a nessuno e la consapevolezza passa dalla propria conoscenza e da quella dei fatti.
Che il leader Grillo – usurpatore di stelle – abbia dichiarato la vicinanza ai fratelli mussulmani in lotta la dice lunga sul suo pensiero politico o sulla sua propria ignoranza (condivisa democraticamente con buona parte dei capi politici del nostro Paese).

La corrida

Traduco qualche riga tratta da “La corrida parfaite” di Simon Casas, uomo di tori ed intellettuale.

“Sulla sabbia delle arene, la morte è sempre presente: quella della bestia, certamente, ma anche quella dell’uomo, in potenza; e in qualche modo quella degli spettatori, che scoprono così nello specchio della tauromachia la mortalità di ognuno… La morte è nascosta nella nostra società mentre è invece esposta nell’arena. E’ questo “insegnamento”, vissuto in una trasgressione culturale collettiva, che rende la corrida insopportabile a molti…”.

Mi pare ben detto…

La dismisura

Oggi fa parte della stretta cerchia degli Hotel più ricercati al mondo. Fondato un’ottantina di anni fa da un uomo visionario ed eccessivo che fece fortuna, mi pare di ricordare, in un circo… Il nome proprio di quell’uomo era Pinus, così sicuro di se che il suo albergo lo chiamò Nord-Pinus.
Una parte della bella storia di “dismisura” provenzale che resiste nel nome del Grand Hotel di Arles.
La “dismisura” mi affascina da sempre. In un attore, in uno scultore. E’ addirittura commovente in un funambolo e in qualunque uomo che insieme ad essa metta in scena anche la propria fragilità.
Ma la “dismisura” di un uomo ricco, potente e conformisticamente “moderato”, in doppiopetto e in auto blu, irresistibilmente mi disgusta…