Cae la noche tropical

Cae la noche tropical.
Ho pensato a questo sapendo la morte di Alvaro Mutis. Il titolo bello del bel romanzo di Manuel Puig, argentino, può accompagnare quest’altro grande scrittore sudamericano nel buio misteriosissimo della “notte tropicale”. La notte, ai tropici è differente dalla nostra e opposta a quell’altra, tutta particolare, dell’estremo nord. Vi è qualcosa di repentinamente avvolgente, sempre vi è nascosta una promessa. Il realismo magico della scrittura sudamericana è oggettività quotidiana, (soprattutto notturna), è un modo di vivere e di “sognare” che appartiene alla letteratura di tutta la latino-america.

Progettare la speranza

Il progetto cambia la realtà.E’ la prima parte del concetto, quella immediatamente comprensibile, che il molto capace Giulio Ceppi ha messo al centro della mostra che da qualche settimana impegna la galleria Melesi di Lecco. Una realtà che, di certo, non riguarda soltanto l’architettura, ma anche l’esperienza personale di ognuno e l’intera società. Il “progetto” è ciò che più dolorosamente manca al nostro Paese e al nostro territorio e, in qualche modo, alla quotidiana esperienza di tutti noi.
Parallelamente, non so come, ho pensato al MuCem, il bellissimo nuovo museo inaugurato a Marsiglia lo scorso giugno: il museo della cultura mediterranea, realizzato in soli tre anni. E’ un progetto ambiziosissimo, con il direttore delle raccolte e il progettista dell’edificio stesso dagli italianissimi cognomi. Non è, quindi, una maledizione “genetica” la nostra ventennale (trentennale ?) incapacità di progettare il futuro. La maledizione risiede altrove. E bisognerebbe “esorcizzarla” al più presto.

Ricordare Stanca

Ricordare stanca. E’ una verità che non ci viene insegnata (una fra le tante). Eppure è memoria, la faticosa memoria, colei che più assomiglia alla felicità.
Chissà che non sia proprio a causa della “smemoratezza” che l’Italia è uno degli ultimi Paesi al mondo nel pil della felicità…
Chissà che non sia proprio questa nostra caratteristica nazionale a non aiutarci ad essere più leggeri ed efficaci: come frecce direbbe Calvino.
La “Recherche” di Proust è indicata come la cattedrale della letteratura: faticosissima ricerca nel ricordare il tempo perduto per, solo un poco più tardi, poterlo ritrovare e riorganizzare.
Anche nel mito greco la musa che presiede la letteratura è Memoria e si potrebbe dire che la sostanza di ogni vera letteratura sia proprio questo. Un lavoro così necessario e così lontano dalle “politiche del fare”, una fatica così poco riconosciuta dalle Camere di Commercio. Ma dovremo pur cominciarlo un giorno o l’altro questo lavoro. E’ per il nostro benessere.

Riconoscere la propria casa

Non era poi così difficile, ancora fino a venti anni anni fa. Anche se non avevi grandi informazioni, pur senza granitiche convinzioni, decidevi spesso, nel tuo “privato” o nei momenti ufficiali della “democrazia”, per il “meno peggio”…
Ma oggi? Oggi tutto è cambiato. Le informazioni si sono moltiplicate, insieme alle difficoltà di sapere e di capire. Cos’è il “meno peggio” in Siria? O in Egitto ? O, ancora, in Italia, tra destra e sinistra? Non funziona più. Tutto è più complicato.
Allora, per quanto mi riguarda, ho deciso di affidarmi alle scelte che vanno compiendo i diversi protagonisti nazionali ed internazionali, i professionisti della politica. Non ho altre possibilità.
Quali seguire però? Con chi stare? Sto con chi fa riferimento – chiaro e continuato – a quei due o tre punti che ritengo irrinunciabili.
Sto, allora, con l’idea di “democrazia occidentale”, sto con la tolleranza e il laicismo, sto con la cultura politica europea e anglosassone solidarista e liberale che, per il momento, rappresenta il migliore dei mondi possibili. Per me, quanto meno.
Non posso che fidarmi di loro e, virtualmente, dar loro tutto il mio sostegno.