Ferite aperte

Le razze, quei grandi pesci piatti che sembra volino nell’acqua, vengono catturati da secoli dai vezu (i nomadi nel mare del Madagascar) soprattutto per la loro lunga coda affilata. Fatta essiccare al sole perenne della costa ovest, in faccia al Mozambico, diviene in pochi giorni un temibilissimo strumento di offesa. Una vera e propria frusta, a volte lunga più di tre metri, con una particolarità tutta sua: le ferite inferte da questo tradizionale scudiscio sono “incicatrizzabili”. Uno strumento senza pietà che viene utilizzato spesso dai guardiani notturni di case e di mandrie. La coda di questo pesce diviene così, in qualche modo, una più precisa e poetica metafora delle “ferite” inferte dalla vita, in ognuno. In nessun luogo come in Africa si comprende quanto la poesia sappia essere giustamente crudele nel cantare le biografie degli uomini.

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