I bambini del Madagascar

Il forte, arrogante, suono di un “claxon”. Una strada sterrata, pozzanghere e buche, nella cittadina di Morondava, in faccia al canale di Mozambico, nella regione del Menabè, Madagascar. Con la schiena al muro, osservo con qualche indigeno il lussuoso fuoristrada, nuovo fiammante, blu elettrico, marca Toyota, passare a velocità sostenuta. Un’auto rara nelle strade del sud della Grande Isola, la scritta che ne indica la proprietà – insieme al notissimo logo – è quella dell’UNICEF.
Conosco oramai il valore dei soldi in quel grande e disperato Paese: so che al costo iniziale di ogni auto vanno aggiunti il trasporto e le alte spese doganali, che lo fanno aumentare di almeno il 30%. So anche di non essere un moralista, però… il valore di quella Toyota sarebbe sufficiente per garantire l’uscita dalla miseria di migliaia di bambini della regione.
Parafrasando il noto entusiasmo del compianto Tonino Guerra: “Ma come si fa ad essere ottimisti?”.

One Reply to “I bambini del Madagascar”

  1. Se posso, mi permetto di correggere e chiosare: queste macchine vengono comprate direttamente in Madagascar e sono detassate; ciò comunque non evita che siano meno care che quelle importate.
    La ragione la potrete trovare contando quanti proprietari di grosse concessionarie sono stati ministri delle finanze negli ultimi anni.

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