Il Madagascar è altrove

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Il y a un autre monde mais il est dans celui-ci. [P. Eluard]

E’ lontano il Madagascar.La grande Isola. Non quella di Nosy Be, che è più “vicina”, organizzata, e, a mio parere, poco frequentabile…..
Il Madagascar, quello vero, rimane di difficile accesso, resta, in qualche modo, ciò che era l’Africa cinquant’ anni fa. E’ ancora l’altrove, è davvero quanto di più aderente ci sia all’idea di “altro mondo”. Lo è innanzitutto nella percezione stessa dei nativi. La terra appartiene, legalmente, amministrativamente, agli avi, ai loro predecessori, ai morti. Le loro barche, le piroghe dei pescatori Vezu, sembrano riproduzioni fedeli a quelle che nell’antico Egitto attraversavano Acheronte. Nei villaggi di campagna, dove ancora abita gran parte della popolazione, i malgasci hanno reazioni ancestrali nei confronti della paura, della gioia ; nella timidezza, nel loro modo di sorridere dimostrano il legame con la natura il loro profondo “animismo”. Inconsciamente fingono di essere cattolici o protestanti e i ministri del culto fingono di crederlo.
Il Madagascar è quel pezzo d’Africa alla deriva dove la magia, nelle piante, negli animali e nelle persone è rimasta più a lungo, dove l’aura del nostro lontano passato permane e noi la riconosciamo con la commozione dovuta a tutto quel che resiste…
Qui la verità della fame, della gioia, della tenerezza e della rabbia ci riporta a quel che eravamo prima di essere “post-moderni”. E’ per questa particolare alchimia, forse, che qui, come in pochi altri luoghi riparati del Mondo, un occidentale può vivere una specie di “supplemento” di giovinezza. Io credo che in questo  luogo sia possibile concederci quel lungo e dolce apprendistato dell’addio che, anche se immeritato, cerchiamo sempre di ottenere.

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