Sara Kali

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E’ in questi giorni, al finire di maggio, che da secoli a Saintes Maries de la Mer, in Camargue, si incontrano gitani di tutta Europa per la festa di Santa Sara. La bella, la nera, la zingara. La Kalì reinventata e portata a braccia, lì, nell’acqua salata del Golfo del Leone, spruzzata dalle onde e venerata dai canti, dai violini e dalle chitarre zigane. Ed è lì nel ventoso delta del Rodano che quarant’ anni fa li ho conosciuti e frequentati gli “zingari”. Ne conservo un ricordo di rispetto e di amicizia, di diversità, di reciproca curiosità. Ma tante cose sono accadute in questi quarant’ anni. Le roulottes gitane si sono fermate in periferie tristi e desolate. Gli ultimi carrozzoni di legno tirati dai cavalli sono divenuti “soprammobili” nei giardini dei ricchi. Con la tecnologia, i loro bambini e i nostri ascoltano le stesse favole digitali e probabilmente nutrono gli stessi sogni.
William Blaker nella sua bella biografia :- lungo la via incantata- ci racconta di sua moglie,Marishka, una zingara romena, di suo figlio Mihai, un po’ inglese e un po’ rom, ma soprattutto ci racconta il disastro che in questi ultimi 2o anni ha ridotto l’ antica “tribù degli uomini liberi” in miserevoli accattoni mal sopportati e scacciati da miserevoli periferie. Oggi, nei giorni di Santa Sara, io voglio ricordare con commozione e fierezza l’amicizia, la musica e i racconti che mi hanno regalato gli “zingari” mentre mi offrivano da bere, senza mai accettare che fossi io a pagare il mio turno.

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