La dolce aurea di Butrinti

I IMG_1229primi furono gli sconfitti nella guerra di Troia: la leggenda dice che
Enea,
sacrificando un toro recalcitrante, incontra questa terra circondata da
acque salmastre e, per questo, la battezza Butrinti. Oggi è un vastissimo

giacimento archeologico al confine sud tra Albania e Grecia, di fronte
all’Isola

di Corfù. Molto più che in altri altari alla memoria, in quest’area dove ­
nel corso
di 3000 anni – si sono insediati popoli e Dei differenti sembra
sopravvivere
ancora un “pezzetto” d’aura – di anima – del Mondo Antico. Le
pietre e le colonne dei templi, le porte che ancora aprono sul lago e

sulle colline, senza recinti, pastori e greggi di quel lontano Epiro che è

ancora infanzia nostra. Soprattutto alla Dea della salute e a Esculapio
sembra
dedicato il luogo, al desiderio – umanissimo e contemporaneo – di salvarci
dal
“morbo”, di poter contemplare la natura e la bellezza fino alla fine,

nel dolce tramonto sullo Ionio.

Berat : l’Albania che resiste

Congelata nell’autarchia dello stalinismo di Hoxha per molti decenni. Poi, quasi subito dopo, la protezione dell’Unesco. E’ così che Berat si è potuta salvare. E’ qui, davanti a me, immagine di favola balcanica, epico racconto di Ismail Kadaré.
I Romani imperiali prima, poi i Bizantini, gli Ottomani, i Turchi, gli Slavi… hanno lasciato intatte molte delle strade acciottolate, due moschee, qualche piccola chiesa e le “mille finestre” sul fiume Osum, sul ponte di pietra.
Risuonano i passi, le parole e le risate dei bambini in un “palcoscenico” immutato, dove generazioni di attori si persuadono della loro “recita” quotidiana, tanto aderente alle stagioni e alle erbe, ai fiori spontanei cresciuti nelle fessure delle loro belle strade in salita.
E’ così, allora, che il finto sacrificio umano voluto per ingraziarsi il fiume prima della costruzione del ponte vecchio è soltanto il lieto fine di uno dei cento racconti per allungare le notti.

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Albania infelix

Illiri. Certamente pirati nel Mediterraneo. Soprattutto molte sconfitte e incubi ricorrenti. No,non ha avuto un’ infanzia felice l’Albania, e fino ad ora, nemmeno una vita. Tirana: le città capitali conservano, come noi, tracce di ferite lontane, delusioni e follie; non c’è coerenza in questi viali scarmigliati dal verde della primavera, in questo centro che risuona ancora d’architettura fascista ( il meglio aimé che si possa guardare) e di quella più recente, stalinista, del maoismo Adriatico. Quì e lá pezzi dell’ottimismo degli anni novanta, ristoranti e bar-globali- e qualche centro commerciale di una identica tristezza condivisa col Mondo. No non é un Paese che ha avuto fortuna… Fino ad immaginarsi “lamerica” a poche miglia di mare.

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Un anno fa la poesia di piazza taksim

Il primo giugno di un anno fa, a Istanbul, la poesia è scesa nelle strade, come qualcuno scrisse sulla porta del consolato francese nella, oramai famosa, piazza Taksim. Centinaia di migliaia di turchi, giovanissimi soprattutto, mussulmani laici lanciarono una sfida al reazionario quasi- fondamentalista Presidente Erdogan. Di loro ricordo oggi il coraggio e, appunto, la poesia, quella della giovinezza, della musica, della libertà. Dalla Turchia, un Paese grande e a noi vicinissimo potremmo aspettarci tante buone notizie, sulla tolleranza e su una ritrovata fraternità multiculturale e mediterranea.Un ottimismo fuori luogo se non sapessimo che alla fine, comunque, i poeti hanno sempre ragione.