Il Diario del Danubio: musica e vita tzigana

Così come per il Danubio nel suo lungo percorso, dalla sorgente in Germania al delta nel Mar Nero, la brava scrittrice e antropologa francese Virginie Luc ha seguito, nei meandri di questo grande fiume europeo, la musica e la vita tzigana.

Nel suo -Journal du Danube-(Diario del Danubio) – edizioni -L’age d’homme- 2014 – ha saputo riannodare i fili d’Arianna, liquidi e sinuosi come il fiume stesso, dello strano popolo degli uomini,  dei Roms, la più grande minoranza etnica della vecchia Europa.

Il libro, importante per chi volesse conoscere meglio questi cittadini europei malfamati e in ogni caso mal-amati, traccia un percorso, soprattutto musicale, una via dei canti, capace di raccontarci la vita vera di comunità spesso “complicate”, ricche di storia e di problemi.  Sempre affascinanti.

Nella prefazione, scritta dal regista Tony Gatlif, si ricordano il mito e la verità  della “Carmen” di Mérimée e di tutti i grandi autori, musicisti, pittori che hanno amato queste genti disperse nelle strade d’Europa. Un popolo che da sempre – e ancora – è un popolo che resiste con forza a questa nostra “disastrosa modernità”.

IMG_1350

Biglietti da visita

Non riesco a separarmene. Li tengo in un grande vaso bianco, accompagnati a bastoni da passeggio di una collezione appena suggerita.Ammontonati in quasi cinquant’anni. Tutte le forme, i colori,  le ambizioni,  la dismisura  o la falsa modestia, la mitomania,  anche una vera e conclamata follia.

C’è stato un tempo, recente, favorevole ai biglietti da visita.

Basta pescarne uno, rovistando come per una lotteria, e qualcosa riappare: la storia breve di un incontro, di una vacanza, soltanto due dita che offrono un cartoncino senz’altra memoria.IMG_2744Sono quasi tutti ancora perfetti i “bigliettini”. Lucidi, nuovi. Dettagliate e personalissime ” carte di identità”. Molti di loro, la maggior parte, non rappresentano più nessuno. Fantasmi incancellabili di un passaggio, di un lavoro, di una presenza.

A volte vorrei riprenderli tutti, stenderli per terra come i pezzetti di un puzzle, ricostruire con loro il mio passaggio, la mia presenza, il mio lavoro. Invece temo la maledizione di Pandora e, per il momento, ne prendo uno alla volta e senza troppo indagare lo ricaccio tra gli altri.

ESMA

Esma Redzepova è la voce dei Balcani, l’interprete dell'”inno nazionale zingaro”.E’la cantante più amata nell’est europeo degli ultimi cinquant’anni.Esma. La speranza e la gioia di un popolo sfortunato e disperso. L’ho ascoltata, per la prima volta, pochi giorni fa. I suoi dischi, numerosissimi, fanno oramai parte della storia d’Europa. Esma.
Un identico nome, meglio, la stessa sonorità, E.S.M.A.
(escuela de mecánica de la armada), rappresenta invece per tutta l’America latina, da cinquanta anni, l’orrore della tortura e della dittatura militare. La negazione dell’uomo e della speranza stessa.
Grandezza e segreto antico del segno, del Nome.
Mai come in questo caso di -sonora omonimia – la parola si fa canto, pietra, pianto, ricordo.

I campi elisi di Arles

Incompiuta “astronave” dell’anno mille, l’abbazia di Saint-Honorat è circondata da silenzi e da cipressi, in fondo al viale degli Alyscamps ad Arles.
Nel grande cimitero medioevale, sull’antica via Aurelia, le tombe,oggi, sono tutte aperte ed il mistero si nasconde nella luce forte del Mediterraneo.
In questa stagione, pochi i visitatori, tra le fessure nascoste, invisibili, sono le colombe e le tortore grigie a nidificare. Straordinari richiami, gorgheggi e pigolii risuonano nell’eco vuoto delle navate come risate e pianti sommessi, umanissimi. La pietra bianca delle Alpilles, appena sfiorata dal grigio del tempo, illumina e riflette ombre sottili. E’ una inquietudine nuova che ci prende tra questi spazi dedicati al Paradiso, tra le innumerevoli presenze che hanno guardato al cielo prima del nostro passare.IMG_1311