Biglietti da visita

Non riesco a separarmene. Li tengo in un grande vaso bianco, accompagnati a bastoni da passeggio di una collezione appena suggerita.Ammontonati in quasi cinquant’anni. Tutte le forme, i colori,  le ambizioni,  la dismisura  o la falsa modestia, la mitomania,  anche una vera e conclamata follia.

C’è stato un tempo, recente, favorevole ai biglietti da visita.

Basta pescarne uno, rovistando come per una lotteria, e qualcosa riappare: la storia breve di un incontro, di una vacanza, soltanto due dita che offrono un cartoncino senz’altra memoria.IMG_2744Sono quasi tutti ancora perfetti i “bigliettini”. Lucidi, nuovi. Dettagliate e personalissime ” carte di identità”. Molti di loro, la maggior parte, non rappresentano più nessuno. Fantasmi incancellabili di un passaggio, di un lavoro, di una presenza.

A volte vorrei riprenderli tutti, stenderli per terra come i pezzetti di un puzzle, ricostruire con loro il mio passaggio, la mia presenza, il mio lavoro. Invece temo la maledizione di Pandora e, per il momento, ne prendo uno alla volta e senza troppo indagare lo ricaccio tra gli altri.

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