Il cane andaluso

:- No, non è un bastardo è un cane andaluso-. Quel lontano ragazzo camminava solo nella primavera fredda e senza odore.
Portava uno zaino col sacco a pelo e aveva occhi anche più belli del cane.
Il cane dorme e lui beve cioccolata nel bar con gli specchi.
La sabbia volava dalla spiaggia e pungeva, entrava nei capelli, negli occhi, le paludi erano schiuma bianca e ,strano, gli zingari non erano ancora arrivati. La ragazza vestiva una tunica, portava stivali duri di cuoio. Gli altri, che stavano con lei, sono rimasti nella casa coi muri bianchi. Nella stanza col letto c’è un grande quadro con un ombra e un cane nero.
Il cane nero si sveglia e si alza ad annusare gli stivali di cuoio. La ragazza si è tolta la tunica e gli stivali, ha accarezzato il cane di nuovo addormentato sotto il grande quadro.Il ragazzo ha appoggiato lo zaino al muro e ha sorriso alla felicità che soffiava forte, in quella primavera, dal Golfo del Leone

La zanzariera di Manakara

Mi sveglio sudato, il letto improvvisato, la “zanzariera volante” che come una medusa fluttua e sparge, nei lunghi veli sporchi, il suo acido veleno alla brezza dell’alba. Meglio allora il possibile contagio del male antico, fratello di sangue di questa gente, di questo fiume, di questo mare. Meglio la malaria, allora, a questa zanzariera che la toglie l’aria , che come una medusa avvolge incubi e presagi impedendo così al sogno di mischiarsi alla verità. La costa est del Madagascar è la più insicura, per via delle piogge, dell’Oceano aperto, delle malattie. Ma ,per fortuna, ancora oggi, per un viaggio vero non ci sono “sicurezze” che tengano…

come le mule di Potosy

Oggi penso alle “mule di Potosy”. Un modo di dire, molto utilizzato in Sudamerica, per ricordare la terribile condizione di questi animali, nella megalopoli coloniale, che per due secoli è stata Potosy. In quella che oggi è una perduta cittadina boliviana si fabbricavano le monete d’argento per tutti i Paesi dell’America del sud. In quei secoli fu tra le più popolose città del mondo, un inferno di dolore per uomini e animali. I torchi che battevano le monete erano mossi, appunto, dalle mule che, ininterrottamente, venivano avviate alle miniere e alle “zecche”. Per economia di tempo, per razionalità di produzione, non venivano mai staccate del giogo, se non alla loro morte per sfinimento e… immediatamente sostituite.
L’ottimismo non è una particolare caratteristica dell’America latina e così quella storia (che ha comunque dovuto commuovere almeno qualcuno) è diventata col tempo metafora per tante, difficili, biografie umane.