come le mule di Potosy

Oggi penso alle “mule di Potosy”. Un modo di dire, molto utilizzato in Sudamerica, per ricordare la terribile condizione di questi animali, nella megalopoli coloniale, che per due secoli è stata Potosy. In quella che oggi è una perduta cittadina boliviana si fabbricavano le monete d’argento per tutti i Paesi dell’America del sud. In quei secoli fu tra le più popolose città del mondo, un inferno di dolore per uomini e animali. I torchi che battevano le monete erano mossi, appunto, dalle mule che, ininterrottamente, venivano avviate alle miniere e alle “zecche”. Per economia di tempo, per razionalità di produzione, non venivano mai staccate del giogo, se non alla loro morte per sfinimento e… immediatamente sostituite.
L’ottimismo non è una particolare caratteristica dell’America latina e così quella storia (che ha comunque dovuto commuovere almeno qualcuno) è diventata col tempo metafora per tante, difficili, biografie umane.

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