HELENE GRIMAUD

Il suo primo cd è stato anche il mio.

I concerti di Brahms. Li ho ascoltati in una piccolissima stanza d’albergo, in cuffia. Ho sentito il suo ansimare, quasi una corsa a perdifiato, nei silenzi, tra le note. Da allora Hélène Grimaud è diventata un’altra mia “compagna di solitudine”. Pianista preferita, donna che sa correre con i lupi e scrittrice d’emozione. Nel suo ultimo libro – “Ritorno a Salem”(Bollati-Boringhieri) – è ancora più evidente la sua capacità di leggere ed interpretare la musica della Terra. Un testo pieno di passione e di lucidità sul presente e sul futuro (certo non rassicurante) del nostro Pianeta. Hélène Grimaud, artista globale, è nata nel sud della Francia. Enorme musicista con una visione ontologica dell’arte e della natura. Una “strega nordica” sembrerebbe, ma che ha ascoltato la sua prima sintonia (o sinfonia???) col Mondo in un giorno di vento, appena adolescente, nella piana alluvionale del Rodano, in Camargue

 

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EL CALAFATE-FINAL DEL MUNDO.1990

El Calafate di latta e di pastello. Un far-west ancora più lontano ma quasi senza più indiani. Ci sono invece i cavalli e gli agnelli a colorare il deserto di erbe che porta alle montagne più alte e al Cile. Ultimo avamposto di “conquistatori” recenti. Prima delle isole prima del gelo.La Patagonia soffia più forte tra questi laghetti blu, nel viola intenso dei fiori di Magellano. Nel cielo basso, al contrario, del Sur, nuvole veloci, condor, strane ragazze di molte stirpi, però orgogliose di vivere e sognare quì al -final del mundo –calafate01

Il bianco silenzio di Cartagena de Indias

E’ nella luce forte del sole di mezzogiorno che Cartagena ti confonde. Mescola tempo, storia e geografia. Prima dei lampioni accesi, prima delle puttane. E’ soprattutto la domenica, quando la città vecchia è vuota di gente e di rumori, che il silenzio diventa “bianco”.
La piazza grande, un cane la attraversa, il portone semichiuso del palazzo dell’inquisizione e, in alto, il cielo immobile.
La Spagna della conquista è oggi, manca solo il clamore tracotante dei vincitori. Ascolto invece i miei passi e, inquieto, mi guardo alle spalle, non riconosco i miei pensieri a pochi metri soltanto dal mare, dalle spiagge organizzate. Nemmeno un alito di vento, tutto è fermo: è una tela, un’immagine, un racconto… dove sono entrato per sbaglio. Vorrei andarmene subito e ritrovare la paccottiglia del turismo tutto compreso. Non reggo più la “bianca transe” di questo patrimonio dell’umanità, dove particolari devono essere stati i singhiozzi e le grida in una uguale luce impietosa.

Cartagena
Cartagena

Il tango di Guido Gozzano

Con settembre torna la poesia di Guido Gozzano, il “grandissimo minore” che oggi ci sembra molto più vicino e pertinente di quando, ragazzini, ci pareva inutilmente borghese e decadente.
Borghese lo era di certo, e senza sensi di colpa. Pessimista, malinconico, individualista, entomologo di “appassite passioni”. Un osservatore senza volontà. In quella sua Torino dei primi Novecento non doveva sentirsi a proprio agio. Quel secolo appena iniziato risuonava di valzer e di certezze elettriche. Torino era già automobilistica e gramsciana, ottimista e volonterosa. Soltanto lui, il giovane Gozzano, romanticamente malato di tisi, non era persuaso: non credeva a un secolo di meraviglia e di felicità. Sappiamo fin troppo bene quanto avesse ragione lui…
Oggi lo sentiamo stranamente vicino, quasi un contemporaneo compositore di tangos, un “musicista” per questa lunghissima stagione del nostro scontento. tangos