Sakamanga-il gatto blu di Tananarive

Inviato da iPadBordello tra i più equivoci della Grande Isola alla fine
degli anni ottanta, a due passi dallo Zum , l’enorme e il piú sordido
mercato dell’ Oceano indiano. Questa la carta d’identità dell’immobile
fatiscente che sarebbe diventato in meno di trent’d’anni l’oramai
celebrato Hotel Sakamanga. Questa bella avventura commerciale di
successo ha avuto per protagonisti due europei della generazione dove
l’immaginazione aveva ancora speranza di un qualche potere. Uno dei due
era lecchese. Peppo, che é , a piú di dieci anni dalla morte, ancora un
vivo riferimento in molti residenti stranieri e in non pochi malgasci
della mia generazione. Pioniere del turismo in Madagascar ha condivisio
la visione di Patrice , “il patron”del gatto blu. Un museo, un ordinato
e appassinato catalogo del recente passato naturale e antropologico di
questo tempio della biodiversità é visibile nelle vetrine della
recepion, è arredamento nelle stanze, é segnalato nel giardino
tropicale.Nel labirinto profumato di palissandro e vaniglia delle scale
e dei corridoi di questo hotel d’eccezione il gusto della accoglienza e
dell’armonia diviene quasi unicitá in un Paese complicatissimo come lo é
Madagascar. Nell ‘eccellente ristorante , una mostra permanente delle
piú belle fotografie in bianco e nero della cittá, della foresta e delle
coste dell’ ” Isola rossa” che non sfugge, haimé, all’inesorabile
saccheggio della natura e della bellezza. Che ci sia stato anche un
lecchese ,innamorato del Madagascar, a battersi per difenderlo e
conservarlo , a me, ospite abituale del gatto blu, fornisce un certo
orgoglio.

Un Villaggio sul fiume

Monpòs ha il colore verde dell’acqua, come la marisma che lo circonda e, a volte, lo annega. Monpòs è bianco come i villaggi perduti d’Andalusia. Allegro e feroce come i villaggi in festa della Colombia. E’ un possibile destino, un naufragio sperato sul rio Magdalena. La gloria del Generale, la scrittura di Marquez e la cinepresa di Rosi ne hanno evidenziato il perimetro e la storia, ma non la verità, che fugge via dagli acquitrini stagnanti, tra i banani e gli asini, vola via con le avocette e gli aironi. Nella notte di Monpòs sono i nitriti dei cavalli e il gracidare delle rane a tenerti sveglio sull’amaca di corda rossa. Aspetti i colibrì del mattino che si tuffano nei fiori aperti dal sole. Monpòs è un’altra possibile uscita dal  Mondo, per quanto resista, un labirinto profumato che può ancora indicare la luce.

 

 

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