Cosa cerco

La sera, nella luce persistente, colore del mango maturo, dei tramonti di novembre, raggiungo la  piccola isola tra Betanhia e Nosy Keli. Il piroghiere è assorto come me. La via lattea luminosa sopra di noi e il chiarore intermittente del plancton della mangrovia che ci circonda, il soffio dell’acqua che si apre alla barca e il mormorio sordo del mare che si ritira un po’ più lontano. E’ solo qualche istante, ma è il Tempo che si ferma, il mio tempo, e penso di aver capito come il nulla è l’altra faccia del tutto… Ma non è questo, ma non ho capito. Continuo a camminare e a cercare.
Perché si viaggia? Cosa porta me – e tanti altri che hanno da tempo passato la giovinezza – a rompere abitudini consolidate, alimentari, comportamentali, sociali e linguistiche, ad affrontare fatiche, rischi e insicurezze? Si cercano, rimestando nella sempre più globale spazzatura del mondo, nella sempre più globale miseria, i pezzetti della bellezza e quel che rimane della speranza, dei sorrisi, della fraternità che sono ancora necessari e sufficienti a giustificarci, a giustificare il nostro stesso camminare.
La domenica mattina, in questo inizio dell’estate tropicale, i ragazzini, i figli dei pescatori “vezu” di Morondava, si tuffano tra le onde ormai calde, entusiasti. Uno di loro mi grida che il mare è “molto magnifico” e io gli rispondo – quasi sommerso da un’onda – che ha ragione, ma che è meglio dire “molto bello” o “magnifico”. E lui ripete, allievo volonteroso d’un momento, nel fragore dell’acqua.
Il capitano di marina, coetaneo italo-bretone, mi racconta dei porti di Diego Suarez e di Istanbul quarant’anni fa… La commovente gioia della coppia di americani che può finalmente prendere per mano la bambina adottata e il supplemento di vita degli anziani europei, nuovi padri e nuovi mariti di giovani ragazze del terzo mondo, che hanno trovato a loro volta un padre e un marito e, insieme, un po’ di speranza per quel loro bambino. Cerco insomma le “auree” rimaste tra le pieghe del Mondo e le storie del mondo, la follia del mondo, la sacra follia, la sola capace di fartelo incontrare e di riconoscerlo, il Dio del cammino, quello che lo sa.

3 Replies to “Cosa cerco”

  1. Poeta delicato,a volte,il mio amico Roberto…che spesso parla del “supplemento di vita” come se vi anelasse,ma incapace a fare quel passo veramente.Chissà che un giorno non si decida e faccia un petit Robertó,magari proprio a Morondave.

  2. La ricerca dell’essenziale… Il minimalismo… La necessità di trovare o ritrovare valori, principi o credenze che possano ridimensionare il troppo, il tutto o forse il niente che ci pervade.
    Forse solo la fede in quel Dio troppo bistrattato ci può aiutare… Forse.
    Forse perché spesso leggo sui volti di chi non ha nulla o ha poco sorrisi che noi abbiamo dimenticato o magari mai nemmeno accennato.
    Ecco perché forse…
    Non so ognuno di noi dove arriverà. Credo però che se la nostra anima un giorno ci chieda di intraprendere quel viaggio alla ricerca di qualcosa… Ecco quello può essere la soluzione.
    Forse.

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