Cabaret

IMG_0012Questa notte é Angael che canta. Il talento é un dono, stupefacente, per chi lo possiede come per chi lo testimonia. E’ un’apparizione, una possesione, è un’ emozione che diventa sempre piú forte, quasi a perdere i sensi. Poi ricade, stremata, esausta e senza fiato. Angael ha meno di vent’anni, è ancora incredula, non è abituata a questa particolare -mutazione- cosí evidente a chi la ascolta e la vede. Quando cantare è riprendere la parola il corpo stesso si trasforma, come scosso dal vento, corre, salta, si ripara. La voce, tra le arti, resta la più inspiegabile, ancestrale, affonda nel profondo della nostra memoria. Angael ne ne fa un grido, col suo corpo magro e con le sue mani costruisce tamburi mentre urla nel buio il desiderio del sole. Noi siamo lí nel tepore umido ,accogliente, della Cave aux trois Mailletz. Spettatori-testimoni di un talento che si rinnova nel corpo e nella gola di questa altrimenti normalissima ragazzina. Ce ne andiamo soddisfatti, placati, nel freddo della notte, a Gennaio, a Parigi.

Parigi a Gennaio

Nelle terrazze d’inverno dei caffé di Parigi ti avvolge ancora il fumo delle sigarette, come una volta, e, come una volta, ai tavoli si beve caffé e si parla di politica. Tutti, in questi freddi giorni di gennaio parlano di politica. Le ragazzine del centro storico, gli anziani con la borsa del mercato. Erano decenni che non parlavano di politica. Quei morti assassinati nei primi giorni dell’anno, quelle enormi manifestazione popolari, hanno profondamente e velocemente mutato il sentimento comune dei quartieri della grande Capitale europea. Nelle periferie, dicono, é la stessa cosa ( a volte di segno opposto). Centinaia, migliaia i gendarmi con divisa da guerra ( alcuni col passamotagna) e i pesanti mitragliatori a tracolla pattugliano piazze e boulevard. Nei grandi magazzini, alla fnac, controllano le borse in entrata e non piú all’uscita…Appesi alle griglie delle chiese, dei musei, dei moltissimi ,cosidetti luoghi sensibili, cartelli del VIGIPIRATE (il sistema di allarme francese) che indicano il luogo come possibile obiettivo terroristico. Nella prima settimana dopo gli attentati le presenze nei bar, ristoranti, cinema, e pure nelle strade ,era ridotta di quasi il 50%. E’ stato un risveglio brusco e dolorosissimo. I francesi adesso vogliono capire come e perché. Si é detto che bisognerá ricominciare a leggere e a studiare di piú, a parlare di piú, a spiegare perché le ragioni della Repubblica e della integrazione sono le piú giuste e anche le piú utili al benessere di tutti. Le ragioni del fondamentalismo e dell’odio, del razzismo e della separazione sono in realtá risposte fragili che sanno peró arricchirsi di ogni errore, di ogni inadempienza, di ogni sciatta e inefficiente burocrazia. Se vogliamo salvare il mondo e lo stile di vita che ci é caro non c’é piú tempo da perdere. Sembra che a Parigi sia questa la convinzione. Come canta la popolare Zaz se vogliamo che Parigi resti sempre Parigi dovremo dare tutti una mano.

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gli assassini bigotti dell’Islam

Quel meraviglioso, vecchio sporcaccione di Wolinski e gli altri “libertino-volteriani” che sono morti, assassinati da due giovani mussulmani bigotti (è la sintesi di un umorista italiano che trovo azzeccatissima), ha disegnato un bel pezzo della mia generazione.
Avevo vent’anni. La prima volta a Parigi. Sui banconi gialli di Gibert Jeune in boulevard Saint-Michel, ho sfogliato Hara-Kiri (diventato più tardi Charlie Hebdo). Il direttore Wolinski, poco più di un coetaneo, disegnava la libertà. Quella sessuale, prima di tutto, e poi quella di ridere (e di irridere).
Era il vietato-vietare diventato disegno. Era l’Europa degli anni Settanta, prima della Peste: del terrorismo, dell’AIDS, della peste identitaria e di quella salafista. Era l’Europa della mia generazione.
Houellebecq, in “Sottomissione”, ci descrive come sessantottini morenti avvinghiati a vecchie idee repubblicane e laiche… L’ho pensato spesso anch’io, in questi ultimi vent’anni. L’assassinio di Wolinski e degli altri suoi coetanei (almeno in spirito) ha avuto l’effetto di rimetterci in piedi, noi. Ma, ancora più importante, di mettere in piedi milioni di giovani di oggi che non sono per nulla sottomessi ai fondamentalismi, non sono affatto rassegnati ad una prossima guerra civile, anche se sono pronti alla guerra globale contro il fanatismo omicida.
Il Sacro dell’Occidente sono l’individuo e la bellezza del mondo. Ognuno ha il diritto alla propria Patria, alla propria religione, alle proprie radici, alla propria indignazione. Ma nessuno ha diritto di imporle agli altri.

La libreria di Molotov

La vasta pianura degli Sciti, i cosacchi, i bagni di vapore e, più importante di tutto, il n. 3 di una strada a Mosca, parallela al  Cremlino. La terribile lanterna magica di Molotov come declik per una rilettura della storia antica, sovietica e ora putiniana della “ Grande Madre Russia”. E’ il libro appassionante e appassionato di Rachel Polonsky uscito da poche settimane per Adelphi. Pagine di grande interesse, soprattutto in questi anni segnati dal risveglio del Grande Orso. Nei capitoli centrali del libro ho scoperto i miti e le credenze della tribù dei Rus’, vivi e rinfocolati da mille anni. Ho ritrovato frammenti e parole di Osip Mandelstam, di Marina Cvetaeva, i paesaggi di Cechov. Ancora una volta saranno i poeti a vedere lontano e ad avere sempre ragione ( lo sapeva anche Stalin), a sapere da dove arriverà la tempesta e di come può ricominciare l’orrore. E’ una lanterna magica molto utile per mettere a fuoco certe “stranezze”, certe convergenze politiche e “culturali” che negli ultimi mesi hanno, una volta in più, colto di meraviglia e di sorpresa la nostra stremata, vecchia Europa.

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Charlotte

E’ questo il titolo semplice di una straordinaria biografia. La dichiarazione di amore postumo che l’autore, David Foenkinos, ha scritto in una lingua asciutta e sincopata. Il libro uscito per il momento soltanto in francese – edizioni Gallimard- ha già ottenuto significativi premi nazionali.
La ricerca del giovane autore sulla storia di questa ragazza ebrea-tedesca va oltre la letteratura per divenire  evocazione, trasmutazione. Io non sapevo nulla della vita e del destino di Charlotte Salomon, una tra i  milioni di vittime dell’odio razziale. Ma come sempre, il dolore, l’ingiustizia e la morte vanno contate e piante una ad una. Le sue opere, riconosciute postume, sono ancora oggetto di mostre e di studio. Fanno parte integrante della storia della pittura tedesca del novecento.
Aspettate allora, e quando sarà tradotto in italiano, se non potete leggerlo prima in francese, compratelo. Potrà davvero rappresentare una scoperta : quella di un bravo scrittore e quella di una grande e poetica pittrice tedesca, uccisa a vent’anni.

Charlotte Salomon, nata a Berlino nel 1917 e morta ad Auschwitz nel 1943.

 

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