gli assassini bigotti dell’Islam

Quel meraviglioso, vecchio sporcaccione di Wolinski e gli altri “libertino-volteriani” che sono morti, assassinati da due giovani mussulmani bigotti (è la sintesi di un umorista italiano che trovo azzeccatissima), ha disegnato un bel pezzo della mia generazione.
Avevo vent’anni. La prima volta a Parigi. Sui banconi gialli di Gibert Jeune in boulevard Saint-Michel, ho sfogliato Hara-Kiri (diventato più tardi Charlie Hebdo). Il direttore Wolinski, poco più di un coetaneo, disegnava la libertà. Quella sessuale, prima di tutto, e poi quella di ridere (e di irridere).
Era il vietato-vietare diventato disegno. Era l’Europa degli anni Settanta, prima della Peste: del terrorismo, dell’AIDS, della peste identitaria e di quella salafista. Era l’Europa della mia generazione.
Houellebecq, in “Sottomissione”, ci descrive come sessantottini morenti avvinghiati a vecchie idee repubblicane e laiche… L’ho pensato spesso anch’io, in questi ultimi vent’anni. L’assassinio di Wolinski e degli altri suoi coetanei (almeno in spirito) ha avuto l’effetto di rimetterci in piedi, noi. Ma, ancora più importante, di mettere in piedi milioni di giovani di oggi che non sono per nulla sottomessi ai fondamentalismi, non sono affatto rassegnati ad una prossima guerra civile, anche se sono pronti alla guerra globale contro il fanatismo omicida.
Il Sacro dell’Occidente sono l’individuo e la bellezza del mondo. Ognuno ha il diritto alla propria Patria, alla propria religione, alle proprie radici, alla propria indignazione. Ma nessuno ha diritto di imporle agli altri.

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