Parigi a Gennaio

Nelle terrazze d’inverno dei caffé di Parigi ti avvolge ancora il fumo delle sigarette, come una volta, e, come una volta, ai tavoli si beve caffé e si parla di politica. Tutti, in questi freddi giorni di gennaio parlano di politica. Le ragazzine del centro storico, gli anziani con la borsa del mercato. Erano decenni che non parlavano di politica. Quei morti assassinati nei primi giorni dell’anno, quelle enormi manifestazione popolari, hanno profondamente e velocemente mutato il sentimento comune dei quartieri della grande Capitale europea. Nelle periferie, dicono, é la stessa cosa ( a volte di segno opposto). Centinaia, migliaia i gendarmi con divisa da guerra ( alcuni col passamotagna) e i pesanti mitragliatori a tracolla pattugliano piazze e boulevard. Nei grandi magazzini, alla fnac, controllano le borse in entrata e non piú all’uscita…Appesi alle griglie delle chiese, dei musei, dei moltissimi ,cosidetti luoghi sensibili, cartelli del VIGIPIRATE (il sistema di allarme francese) che indicano il luogo come possibile obiettivo terroristico. Nella prima settimana dopo gli attentati le presenze nei bar, ristoranti, cinema, e pure nelle strade ,era ridotta di quasi il 50%. E’ stato un risveglio brusco e dolorosissimo. I francesi adesso vogliono capire come e perché. Si é detto che bisognerá ricominciare a leggere e a studiare di piú, a parlare di piú, a spiegare perché le ragioni della Repubblica e della integrazione sono le piú giuste e anche le piú utili al benessere di tutti. Le ragioni del fondamentalismo e dell’odio, del razzismo e della separazione sono in realtá risposte fragili che sanno peró arricchirsi di ogni errore, di ogni inadempienza, di ogni sciatta e inefficiente burocrazia. Se vogliamo salvare il mondo e lo stile di vita che ci é caro non c’é piú tempo da perdere. Sembra che a Parigi sia questa la convinzione. Come canta la popolare Zaz se vogliamo che Parigi resti sempre Parigi dovremo dare tutti una mano.

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One Reply to “Parigi a Gennaio”

  1. Finalmente ritorna il giornalismo “poetico” dell’amico Roberto(o Robertó…).Cronaca raccontata con poesia,mi mancava.

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