Gli Eterni

Lo stesso amore, la stessa pioggia e l’odore di mela e di quaderni che usciva dal suo zaino in quella lontana e fredda primavera. E’ il richiamo rauco di una gazza che mi riporta a un “eterno”, direbbe il filosofo Severino. Un attimo che sarà mio, e per l’Universo intero, per sempre. Irripetibile e , appunto, eterno, globale. E’ un pensiero comunque consolatorio – o spaventevole – che dà un senso alla nostra personale biografia e, ancor meglio, ci spinge ad avere il senso della vita stessa.
Il luogo è quello della mia giovinezza e della mia nostalgia.
La Camargue di primavera, con il profumo di pioggia e di pesce, il vento forte, la terra macerata dall’acqua, i canti, i voli, il nitrito dei cavalli, il respirare rumoroso dei tori.
Lei ha vent’anni, silenziosa e attenta come un gatto. Decide come e quando e cosa, come un gatto. Ora morsica la mela, prima di uscire a correre sotto la pioggia. Le imposte battevano sulla zanzariera come tamburi di guerra. L’assoluta e definitiva rilevanza di quel momento, nella luce grigia che illuminava appena la camera angusta sulla palude, mi è risultata evidente molti anni dopo e poi, ancora, oggi.images

L’emozionante riassunto di una pantera

Se un tango è il riassunto di una vita e la lucertola quella di un coccodrillo un gatto non può che essere  il commovente riassunto di una pantera. Questa considerazione, non particolarmente brillante e forse un pò troppo domenicale, è resa però evidente dalla lettura del – il gatto rosso- , un raccontino di quattro pagine, scritto dall’eccellente Emanuele Trevi. La storia di Cirillo, gatto romano, in vacanza a Ventotene, è una e non certo l’ultima ode dedicata dalla letteratura ai felini domestici.  Dai poeti preislamici a  Baudelaire i gatti sono tra gli animali quelli più “cantati”. Amati e odiati nei secoli ci sono vicini o limitrofi e ci osservano vivere con inquietante interesse. Essere come un gatto è uno dei massimi consigli tantrici della saggezza orientale. Nelle pagine di Trevi si arriva a questa perfetta sintesi : “Se volete degli idioti totali, contenti di ostinarsi nel fare il loro male, e capaci dei più inutili dispendi di energia, è tra gli uomini e tra i cani che dovete cercare, non tra i gatti”.
Da sempre il mio ideale di riferimento è rappresentato dal gatto. La capacità di concentrazione rilassata, la indubbia capacità di sogno e di meditazione, è tale da suscitare l’invidia grande di chi fatica sia ad addormentarsi che a concentrarsi. Ma da tempo persuaso della mia inadeguatezza -rispetto ai gatti- ho trovato nel racconto di Trevi  una consolazione  e una conferma. images

Il sangue del Messico

Diario di Oaxaca.Il libro di Oliver Sachs mi riporta al mio primo grande viaggio, il Messico degli anni settanta. Giusto lì, ai tavoli dello zocalo di Oaxaca, scoiattoli come gatti ad aspettare un boccone, ho forse intuito il mistero della luce e degli Dei carnivori nel pantheon azteco. Passavo ore nel mercato adiacente con le indie che vendevano la “blanca”, le tortillas da riempire con le salse al cioccolato e alla frutta. Le botteghe di mezcal e aguardiente. I sapori forti che prima della “conquista”, scriveva Calvino, nascondevano al palato l’intollerabile gusto della carne sacrificata. Le colline, l’archeologia dei dintorni, le felci giganti, i profumi della foresta. La strada, ancora difficile per un viaggio ancora lunghissimo verso il mare, verso l’Oceano Pacifico. Puerto Escondido, prima della fama, prima della moda. Non sono mai più tornato in Messico da allora ma mi restano alcuni sorrisi, di quel lontano viaggio, qualche volto, una voce. Mi rattrista anche per questo sapere che l’antico culto del sangue è tornato, adeguato ad un contemporaneo, finanziario maleficio. In questo tempo, però, non vi sono riti, né salse, né luce, ad ammorbidire la morte.