Gli Eterni

Lo stesso amore, la stessa pioggia e l’odore di mela e di quaderni che usciva dal suo zaino in quella lontana e fredda primavera. E’ il richiamo rauco di una gazza che mi riporta a un “eterno”, direbbe il filosofo Severino. Un attimo che sarà mio, e per l’Universo intero, per sempre. Irripetibile e , appunto, eterno, globale. E’ un pensiero comunque consolatorio – o spaventevole – che dà un senso alla nostra personale biografia e, ancor meglio, ci spinge ad avere il senso della vita stessa.
Il luogo è quello della mia giovinezza e della mia nostalgia.
La Camargue di primavera, con il profumo di pioggia e di pesce, il vento forte, la terra macerata dall’acqua, i canti, i voli, il nitrito dei cavalli, il respirare rumoroso dei tori.
Lei ha vent’anni, silenziosa e attenta come un gatto. Decide come e quando e cosa, come un gatto. Ora morsica la mela, prima di uscire a correre sotto la pioggia. Le imposte battevano sulla zanzariera come tamburi di guerra. L’assoluta e definitiva rilevanza di quel momento, nella luce grigia che illuminava appena la camera angusta sulla palude, mi è risultata evidente molti anni dopo e poi, ancora, oggi.images

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