Porto Azzurro

Per quanto sia vicina alla terra ferma un’isola resta l’assoluto altrove. L’Elba, addomesticatissima da millenni, non fa eccezione e mantiene inalterata la mitologica caratteristica di una simbolica lontananza. Verde carico di primavera, rosso ferro del suolo, faticosi cammini in salita tra i forti odori del Mediterraneo. Già dal mare ti si avvicina con effetto Morgana, vestita di luce. Sembra ancora intatta la foresta con il mistero delle ombre e nel sole riflesso, tra le pozze salate, fronte alle piccole spiagge, i ricci marini, nerissimi e quasi innocenti. Poi è Porto Azzurro , nel rosa screpolato delle case e dei cirri al tramonto. Strano, sapere che tutta questa voglia di libertà, di colore e di vita stia lì, proprio sotto la grande fortezza, Il carcere senza fine pena. Perché un’isola è sempre la libertà ma è anche la prigione. Perché un’isola è poter sognare la dimenticanza. Quale crudeltà, però . Quei trecento (quasi tutti) certamente colpevoli, dietro i muri alti e grigi del penitenziario ad ascoltare, d’estate, le grida di gioco dei ragazzini e il brusio lontano delle vacanze, che tuttavia è meglio del lungo silenzio d’inverno. Non riesco a non pensare alla fortuna, non sempre meritata, dell’essere dall’altra parte del muro, di poter vivere la nostra unica, irripetibile e sola possibilità di un’ isola. IMG_1242

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