Itaca impossibile

I luoghi, ancor più che le persone, sono divenuti, in cinquant’anni, irrimediabilmente altri, irriconoscibili. Trattengono giusto un segno, un colore, un angolo. Solo il pallido ricordo di com’erano prima. Malgrado la nostra voglia di leggerezza, dobbiamo ammettere che la guerra delcemento è stata stravinta, nel Mondo intero, dai cosiddetti costruttori. E’ il pesantissimo cemento-armato che, con le auto, ha infestato e cambiato grand parte di quel paesaggio che è stato il nostro, quello dell’infanzia e della giovinezza. E’ così per l’Umanità della mia generazione, in qualunque città del Mondo, in qualunque villaggio. Non c’è possibilità di un ritorno, non c’è Itaca che tenga. Quasi nulla è riconoscibile. Ancora peggio è verificare come non si tratti di screpolature, di segni del tempo, dell’invecchiamento naturale degli edifici, dell’erosione di una spiaggia, della devastazione dovuta a un nubifragio su una collina, al terremoto. No, davanti a noi, smarriti, tutto è nuovo fiammante, è “appena nato”: dove una spiaggia un porto, dove la collina tante allegre villette che la ricordano soltanto nel nome dell’insediamento: “la collina”, appunto. Invecchiare senza rimandi condivisi, senza riconoscere i luoghi significa anche dire che i luoghi stessi non ci riconoscono. Mi pare sia, questa, un’inedita pena supplementare che la mia generazione ha voluto e, in qualche modo, ha meritato.

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