Buoni e cattivi incontri

imagesSono gli incontri, unitamente al fato, al quale vanno probabilmente soggetti, a determinare gran parte della storia di una persona. Ma anche quella di una nazione. Un paese che particolarmente amo e un po’ conosco deve infatti ai propri secolari cattivi incontri e, ancor più, ai buoni incontri mancati, il peso della sua cronaca recente.
In Madagascar, l’ho saputo da poco, avrebbe voluto sbarcare Paul Gauguin. Dovette invece scegliere, per ragioni economiche, la Polinesia. Pochi decenni più tardi furono invece i nazisti a immaginare la deportazione di massa degli Ebrei nella grande Isola rossa. Abbandonarono il progetto per la tristemente nota soluzione finale nei campi dell’Est europeo.
Due mancati buoni incontri che avrebbero cambiato sicuramente il volto e la percezione stessa dell’Isola oceanica nel mondo intero.
Tra i cattivi incontri potrei ricordare il generale Gallieni che, nella gestione finale del Protettorato, non fu certo lungimirante. E’ stato però l’incontro con i sovietici, negli anni Settanta del secolo scorso, a essere determinante. I russi pensarono il Madagascar come a un’enorme portaerei, un nascondiglio per sommergibili.  Distrussero foreste, coste e barriere coralline per far posto agli strumenti bellici. Trasformarono, ancora in peggio, i politici locali.
Non so ancora bene dove collocare le migliaia di missionari protestanti e cattolici che, scacciati, dalla Cina maoista nella prima metà del secolo scorso, trovarono in Madagascar nuova terra di missione. L’abnorme crescita della popolazione malgascia degli ultimi decenni ha probabilmente lì qualche ragione d’essere. Una miseria sempre più grande alleviata in parte dalla carità.
E’ certo poi che la volontà delle persone, l’intelligenza e l’onestà della classe dirigente del paese potrebbero trasformare in forza ognuna di quelle lontane “debolezze”. Per il momento non è così e oggi penso, fatalista, che dagli ‘incontri’ non sia possibile scappare.

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