Arles capitale

Da lì, da dove c’era la casa gialla che male ospitava Van Gogh, vecchi binari della ferrovia dismessa, puoi vedere la cima del monte Ventoso, ricordare Petrarca e l’adolescente di Avignone. Arles, capitale dell’ultimo Impero, ben sa vendicarsi dell’esser stata soltanto “provincia” romana

La più bella ‘testa’ di Giulio Cesare è stata ritrovata pochi anni fa nel fango del Rodano, a due passi dal quartiere della Roquette. Oggi il calcare squadrato del suo Colosseo, dell’anfiteatro, ha ritrovato la luce, dopo lunga cura, e quasi si riflette nel blu Mediterraneo del cielo. Solo i cipressi che circondano gli antichi monumenti e gli Alyscamps sottolineano differenze di paesaggio. Arles, reinventata dal marchese di Baroncelli e dai grandi fotografi del secolo scorso, è governata benissimo da un sindaco dal cognome italiano, come tanti arlesiani e provenzali.

E’ la “Provincia” che ci sarebbe piaciuto aver in dote. Nella vitalità contemporanea, a Piazza del Foro, camminano i protagonisti d’incontri multiculturali che farebbero il “cartellone” di tutta una regione italiana. Arles è quell’idea di Europa che avevamo in mente noi quarant’anni fa. Non è andata così, ma a questi tavolini di caffè, con il vento del Leone che rinfresca la sera, è ancora possibile immaginarla una storia diversa.Versione 2

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