Un Peul a Maggianico di Lecco

I recenti terremoti della storia, in particolare della loro, li hanno portati alla palestra scolastica di Maggianico. A Lecco. Sono un’ottantina, scappati via da diversi Paesi devastati. Temporaneo rifugio, sosta obbligata. Sui materassi posati per terra, sotto l’altissimo soffitto che tratterrà a stento i sogni e i progetti di questi giovanissimi uomini in cammino. Tra di loro, un ragazzo appartenente all’antico e misterioso popolo migrante dei Peuls.
Ne ho conosciuti di Peuls nell’Africa occidentale. Una decina di anni fa, prima della catastrofe fondamentalista, ho partecipato alla festa più famosa dei Peuls-Bororos nigeriani: la ‘festa della bellezza’. Mai, né prima né dopo, ho incontrato persone più gentili, più timide e curiose, più belle! Vivono da millenni migrando in tutta l’Africa sub-sahariana, con le loro vacche dalle corna enormi. Hanno fatto del latte il senso mistico e concreto della loro vita e del suo stesso significato.
La sintonia con la natura è totale, fusionale. La comprendono e la conoscono come forse è stato per tutti noi, agli inizi. I Peuls sono, come i grandi nomadi, da sempre refrattari ai confini geografici, culturali, religiosi. Per loro credere è, semplicemente, camminare con le mandrie, farsi belli per le proprie donne e per non sfigurare nella bellezza dei grandiosi paesaggi africani che attraversano.
Che cosa possa avere spinto anche un Peul a fuggire, a ritrovarsi qui, nel caldo umido della brutta palestra di Maggianico, è cosa che mi stringe alla gola, che vorrebbe singhiozzare. Deve essere molto peggio di quel che sappiamo, che possiamo immaginare, il crollo di civiltà e di equilibri secolari in Africa e in Asia. Non ho risposte se non quella, minima, della con-passione, della condivisione amara, dell’abbraccio, dell’augurio di buon viaggio.niger 2005 296

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