Veluma…

Arrividerci, in lingua malgascia. Lo so da anni, è una tra le parole più conosciute dai turisti, anche da quelli distratti e organizzati. Come, appunto, lo è arrivederci, in italiano. Ma, veluma, l’ho scoperto da poco cominciando ad interessarmi al mistero di questa lingua oceanica, ha una sostanza più complessa e più profonda. Vuole significare, letteralmente, l’augurio che l’altro possa, se non tornare nella Grande Isola, comunque restare in vita e proseguire, serenamente il suo proprio cammino. Stai vivo, insomma, non morire. In un popolo che discende da lontani pescatori impegnati in terribili traversate dall’Africa e dall’Indonesia è un augurio particolarmente forte. E’ scongiurare la sorte. Una parola banalmente usata, senza impegno, nei saluti all’aereoporto o nei villaggi turistici si addolcisce così, si riempie di echi lontani: di notti, di vento, di onde e di tempeste. Ma ogni parola viene da molto lontano e anche il nostro svalutato -arrivederci- è un tenero invito a restare ancora un poco quì, continuare a camminare, remare, arrampicare e, magari, tornare a vedere quella persona con la quale abbiamo felicemente trascorso un pezzetto di strada.IMG_0480

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