Le barchette del Lussemburgo.

In un vecchio edificio autoritario di una Russia ancora un po’ sovietica, negli anni novanta, le ho vedute per la prima volta. Le barchette dei giardini del Lussemburgo. Un cortometraggio dai colori antichi realizzato pochi mesi prima da una poetica ragazza della scuola superiore di cinema, a Mosca. Non le avevo mai notate, malgrado i miei numerosissimi passaggi nel grande parco del quartiere latino. Forse perché a Parigi ci andavo soprattutto d’inverno.
Ma dopo quel -corto- ho cominciato a cercarle e a vederle, quelle barchette, navigare nella grande fontana. Per pochi centesimi si affittano i piccoli velieri colorati e con loro un lungo bastone di bambù con cui aiutarli a salpare, quando manca il vento, nel cielo di Parigi. Sono naturalmente i bambini a spingerli al largo, a guardare attenti e seri, gonfiarsi le piccole vele, scivolare, doppiare il segreto avversario, sfiorare un’ anatra indifferente.I bambini contemporanei li ho visti giocare ancora, affascinati, qualche giorno fa, l’antichissimo gioco. Forse,in questo silenzioso apprendistato navale, sono raccolte tutte le future conquiste, le delusioni, le vittorie e gli inevitabili naufragi. Come tutti i giochi premoderni le barchette del Lussemburgo sono una prima, efficace, preparazione alla vita e al Mondo.IMG_1360

Male d’Agosto – pensiero d’estate.

Il male d’agosto, ne parla Guido Ceronetti nell’ultimo suo ”Tragico tascabile”, è più profondo, è più nero, ma è anche più esibito e quindi facile da identificare. Agosto, il più crudele dei mesi, ammicca Ceronetti, rievocando la simpatica frescura di “Azzurro” quando era ancora possibile prendersi un treno dal biglietto poco costoso e tornarsene a casa. Quasi-quasi.
Oggi i biglietti dei treni sono più cari dei biglietti aerei e se si torna a casa di azzurro non ce n’è più tanto da nessuna parte. E’ forse per questa predisposizione maligna che proprio nelle ultime settimane si è fatto più assordante e più duro il cosiddetto dibattito sull’accoglienza, sui migranti, su quel che è male e quel che è bene..E’ in queste settimane che l’orribile neologismo italiano di “buonista” ha assunto caratteristiche di insulto grave e di identificazione politica. E, appunto, nel mese del male che tutto quello che potrebbe non essere abbastanza – cattivo- viene indicato al pubblico disprezzo. Che in uno Stato sfasciato come il nostro la questione, sempre più complessa ed esplosiva della migrazione abbia risposte burocratico-amministrative contraddittorie ed inadeguate non stupisce nessuno. Stupefacente è invece la  mobilitazione nei confronti della miseria e del dolore e non per una risposta finalmente equilibrata ed efficace da parte dei costosissimi Organismi nazionali ed internazionali. Ma così va il Mondo e così.. è sempre andato..
Intanto, ai “buoni”, che resistono, non resta allora che sperare in settembre. Il conosciutissimo verso : “andiamo è tempo di migrare” potrebbe, chissà, mostrare in una luce diversa, più lunga, la gente delle barche e anche indicare a noi stanziali la necessità di muoverci, almeno con le idee.

Il miele di Parigi

imagesLe arnie, da manuale, ordinate in un tempietto di legno e zinco, a pochi metri di un’entrata secondaria del Parco, sono lì dalla metà dell’Ottocento. I giardini del Lussemburgo sono anche platea per sciami d’ api che da due secoli si danno il cambio nella produzione di un miele eccellente e raro: quello di Parigi “centro- storico”. Le api del Parco del Senato di Francia sembrano addestrate alla discrezione e alla non violenza, non se ne vedono molte, se non in prossimità degli alveari e da anni non si segnalano punture ai numerosissimi visitatori.

L’invito alla festa del miele di Parigi è per l’ultimo fine settimana di settembre. Discussioni e assaggi, vendita del miele e dei prodotti derivati, musica e tartine. Una festa così, da villaggio di Provenza, nel cuore del centro storico di una grande capitale del Mondo, ne certifica, appunto, la grandezza. Molti cittadini (una bella parola che frequentiamo poco) partecipano a questa festa popolare e di quartiere, spesso diventano “padrini” di un’arnia aiutando così corsi di formazioni per la difesa delle api e del miele in quanto tale. Riconoscono i fiori e le piante del loro parco, comprendono che ha una propria autonoma vita vegetale e animale e che tutto questo è possibile anche in città.

Le Api scompariranno poco tempo prima dell’uomo, lo sappiamo ormai tutti, e Parigi, probabilmente, subito dopo…