Le barchette del Lussemburgo.

In un vecchio edificio autoritario di una Russia ancora un po’ sovietica, negli anni novanta, le ho vedute per la prima volta. Le barchette dei giardini del Lussemburgo. Un cortometraggio dai colori antichi realizzato pochi mesi prima da una poetica ragazza della scuola superiore di cinema, a Mosca. Non le avevo mai notate, malgrado i miei numerosissimi passaggi nel grande parco del quartiere latino. Forse perché a Parigi ci andavo soprattutto d’inverno.
Ma dopo quel -corto- ho cominciato a cercarle e a vederle, quelle barchette, navigare nella grande fontana. Per pochi centesimi si affittano i piccoli velieri colorati e con loro un lungo bastone di bambù con cui aiutarli a salpare, quando manca il vento, nel cielo di Parigi. Sono naturalmente i bambini a spingerli al largo, a guardare attenti e seri, gonfiarsi le piccole vele, scivolare, doppiare il segreto avversario, sfiorare un’ anatra indifferente.I bambini contemporanei li ho visti giocare ancora, affascinati, qualche giorno fa, l’antichissimo gioco. Forse,in questo silenzioso apprendistato navale, sono raccolte tutte le future conquiste, le delusioni, le vittorie e gli inevitabili naufragi. Come tutti i giochi premoderni le barchette del Lussemburgo sono una prima, efficace, preparazione alla vita e al Mondo.IMG_1360

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