Cadaqués, nello sguardo di mio padre

imagesDopo la vacanza era tornato a Lecco con uno sguardo nuovo. Anche se non osservavo molto spesso lo sguardo di mio padre, me n’ero allora subito accorto.
Lo aveva trovato, finalmente, il posto giusto per vivere. E, forse, già lo pensava, per morire.
Cadaqués: il bel villaggio catalano, puro come il gesso, sulla Costa Brava. Una perla rara, bianca, intatta di bellezza, tra i cento disastri turistici e immobiliari degli anni Ottanta, nella Spagna delle nuove libertà.
Aveva scelto bene. Quel bianco dei muri delle case, della chiesa grande, il blu del Mediterraneo, l’odore forte della collina con i fiori gialli e aspri, gli ‘immortali’. Il torrentello, la Riera, sempre secco d’estate e tumultuoso d’autunno. Un paesetto ancora vero, con i vecchi a guardare la corta spiaggia di ciottoli riparando le reti, appoggiati alle barche.
Cadaqués: nome esotico, lontano.
Non l’ho frequentato molto quel villaggio. Ero già attratto dalle acque più ferme della Camargue, comunque parente stretta di quei golfi e di quella storia di luce.
Cadaqués: il paese bianco che si sarebbe meritato soltanto dopo una lunga strada sconnessa, tutta curve, così amato e reinventato da Dalì, così diverso da tutti gli altri luoghi della “movida” di quegli anni lontani.
Cadaqués: rammento un tramonto sfilacciato di rosa che ricordava un’alba e poi l’alba successiva, così simile al tramonto. Un ricordo forte, importante. Di quelli che non si cancellano mai.

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