Una terribile storia siciliana-americana

Sellerio, editore di Palermo, pubblica una “Storia vera e terribile tra Sicilia e America”. Enrico Deaglio ha ritrovato i pezzi – e li ha ricomposti pietosamente – di quelle povere biografie e di quei corpi linciati e spezzati nei primi anni del Novecento, in Louisiana, Stati Uniti d’America. Erano i corpi di italiani, di siciliani. Questa cronaca, davvero terribile e sconosciuta, fa parte, eccome, della storia dell’emigrazione italiana. Milioni e milioni di nostri concittadini sono stati costretti o “invitati” a emigrare altrove tra il 1860 e il 1960… quando io andavo già alle scuole medie.

Utile leggere oggi la ricostruzione attenta e commovente della vita di quei cinque italiani di Cefalù. S’imbarcarono per l’America insieme ad altri mille, delusi dalle promesse non mantenute del nuovo Regno d’Italia e convinti oramai della definitiva sconfitta di Garibaldi e della sua utopia.

Non è una vicenda lontana: eppure quei migranti erano ancora poco più che schiavi, sottospecie umana senza valore, che si poteva, appunto, linciare e impiccare ai pioppi d’un villaggio, senza che nessuno ne pagasse le conseguenze. Era quello l’uso e il costume degli stati del Sud. Lo è rimasto, più o meno, fino agli anni del nostro “boom economico”. E’ importante leggerla adesso quella storia, ora che a Lampedusa continuano a sbarcare, vivi o morti, altri migranti, altri uomini in cerca di fortuna e di speranza.

La memoria, così labile nell’uomo, dovrebbe arrivare ai propri genitori e ai propri nonni almeno.

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