Madagascar , l’eterno ritorno

Ecco. Riparto. O ritorno? Non so più bene, dopo dieci anni, cosa sia per me la Grande Isola, il Madagascar. L’altro Mondo.

Penso sia diventato il viaggio ricorrente, importante per mantenere in equilibrio la mia personale fragilità, per tenere sveglia la mia scarsa attenzione e per imbrigliare il mio egoismo.Non c’è tecnologia virtuale né virtuale realtà capace, per il momento, di sostituire un viaggio vero: la stanchezza del corpo, l’odore ineffabile di un altro Continente, il sapore, l’inquietudine, l’incontro e lo stupore. La necessità di continuare a cercare dentro e fuori di noi la verità, la giustificazione stessa del nostro cammino che è, sempre – singolare maledizione – un passo più in là, un metro più lontana.

Il Madagascar è un Continente in miniatura che aiuta questa insensata ricerca. E’ l’altro mondo, è il nostro vecchio mondo. La violenza dei linciaggi che tuttora insanguinano intere provincie, la paura della notte con i banditi di strada, il buio delle città, la fame vera di tanta parte della popolazione, la bellezza e la speranza dei giovani e il loro sorriso fiducioso in un avvenire complicatissimo. Le foreste primarie, i brandelli rimasti, sono comunque testimonianze gloriose di un passato recente. L’Oceano burrascoso con le balene e i pescecane. Le diciassette etnie differenti e la lingua cantante arrivata dall’Indonesia o forse dalla Polinesia. Il magico mistero della tenerezza in un racconto di violenza. Le colline verdi, profumate di cannella, la serenità delle risaie, il vento fresco del sud a rinfrescare i tramonti viola nel canale di Mozambico. Le contraddizioni della vita stessa, le domande senza risposte. I buoni e i cattivi. Come all’alba del mondo. Ecco. Riparto.DSC_4082

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