Ecco, ritorno

DSC_6124Se l’idea di isola e di mare avesse un sapore sarebbe quello amaro, affumicato, del ‘nepente’. Omerico rimedio al dolore, progenitore dell’oppio, garanzia di oblio.
La bevanda, dono e maledizione al primo grande viaggiatore, tradotta per più modesti obiettivi turistici, ci rimane comunque sotto il nome di ‘vacanza’, di dimenticanza.
I perimetri del tuo giardino, della tua strada, della tua città… si dissolvono in pochi giorni e non è difficile scordare i gesti e i passi, sostituirli con altri uguali eppure così differenti.
Anche un po’ vero è considerare prigione tutti i luoghi dove non si vede il mare… perché il mare è la luccicante possibilità d’eternità e un’isola è sempre promessa di un altro mondo.
Così lasciare il Madagascar, la Grande Isola, è uscire da un tempo sospeso, da un’illusione, per così dire, più forte di quelle abituali. Tornare in sé.
Circondato dai confini del lago e delle montagne magiche, tana e ricovero per l’inverno, ninna nanna rassicurante e un poco paralizzante. Il letargo italiano raccontato dal Censis?
Ecco, ritorno.

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