Dora e la memoria

 Quel ” povero e prezioso segreto ” che Dora ha nascosto scappando da casa e dall’inverno 1941-42 non lo abbiamo trovato nemmeno noi in questa tiepida mattina del gennaio 2016. Dal numero 43 di Boulevard D’Orano, da quel balcone lungo, in ferro battuto, che é ancora lì, come allora, ad abbellire l’ultimo piano di quel che era un Piccolo Hotel, dal viale di tigli spogli, è iniziata la fuga della ragazzina ebrea. Dora Bruder, sarebbe diventata così una presenza che dura, che abita ancora il quartiere, la vecchia scuola elementare e quei giardini che allora erano campi aperti abitati dalle roulottes dei manouches, gli zingari musicisti, la famiglia dei Reinhardt, quella di Django. Dora ascoltava quelle chitarre. La memoria di oggi sarà anche, un pò, l’inquietudine per domani. La corsa della piccola Dora é stata fermata pochi mesi dopo,nell’estate del 42. In una camera a gas. Oggi, almeno questo, non é piú un segreto: sappiamo da chi, sappiamo perché, sappiamo che non é finito per sempre, che tutto puó ricominciare.

Anime grigie, anime nere

Abbastanza conosciuto e tradotto in Italia, il cinquantenne scrittore e regista francese Philippe Claudel aveva già dato un graffio alla letteratura e al cinema, dieci anni fa, con “ le anime grigie”. I suoi romanzi, le sue favole, sono sempre invernali, anche quando si svolgono in primavera. Appena qualche suggerimento geografico, un indizio storico, poi il freddo, la pioggia, la nebbia e la neve. Come nella tempesta shakespeariana i personaggi e i paesaggi sono ologrammi, fantasmi, menzogne. E’ sempre un resoconto preoccupato e poetico sulla ”banalità del male”; sulla grigia, sporca quotidianità del male che insudicia il Mondo, che fa tacere le piante e le praterie, le foreste, gli animali e i rari, rarissimi Uomini Buoni. La preoccupazione, l’incubo di Claudel è ancora più vivo e terribile nel “ Il rapporto” suo ultimo libro. Come ogni uomo, attento alla cronaca politica e sociale del proprio tempo, Claudel teme e sente avvicinarsi l’oscurità di un’altra possibile notte, quì, in Europa.:” l’idiozia è una malattia che va d’accordo con la paura, l’una e l’altra si sviluppano mutualmente creando una cancrena che chiede solo di propagarsi ”. La Storia letta  come una verità maggiore fatta da milioni di bugie, una patchwork costruita da forme diverse di qualità incerte e di incerta provenienza. E ancora:  le nostre ferite, profonde e dolorose , la volontà di ricordarle, il pericolo di dimenticarle.
Il rapporto ” non è un romanzo è un messaggio urgente. I destinatari siamo noi.images

L’incontro

_DSC5946Un altro anno. Il bagaglio dovrà diventare più leggero, togliere ancora, tutto quel che si può. Nel viaggiare quel che conta è sempre più la leggerezza. Col passare degli anni, poi, non è soltanto -metafisica- ma la difficoltà, vera, di trascinarsi dietro le cose e non solo i pensieri, superflui rispetto all’obiettivo.
Intanto, con l’ultima versione di Kindle, si possono, fuori casa, eliminare completamente i libri di carta. La tecnologia digitale ci dà una mano: ogni strumento, di generazione in generazione, si alleggerisce.
Anche all’abbigliamento tengo sempre meno e cerco di portare abiti e scarpe utili e necessari allo scopo, ma da regalare prima di ripartire, restando con i soli vestiti per il volo del rientro.
Quando si sceglie di stare altrove per un tempo è molto istruttivo e terapeutico imparare come sia facile e possibile vivere con poco. Vivere senza “arredamento”. Questa nuova quotidianità rende le osservazioni più pertinenti e, noi, fisicamente meno attaccabili…
Eppure io amo le COSE, eccome. Il piccolo personale -museo dell’innocenza- che ho costruito negli anni, incontro dopo incontro, vacanza dopo vacanza, viaggio dopo viaggio. Libri e regali, “souvenirs”, immagini e cose di lontani amori, oggetti ingombranti di antiche passioni, selle d’equitazione, sacche tuareg, ceramiche, migliaia di fotografie non catalogate. Per tutto questo resta il rifugio, la camera, la piccola casa di chi, solo, ha mancato l’incontro decisivo.
Ma nel bagaglio no, in quello deve starci soltanto la promessa di una possibilità e, appunto, quella dell’incontro.