L’incontro

_DSC5946Un altro anno. Il bagaglio dovrà diventare più leggero, togliere ancora, tutto quel che si può. Nel viaggiare quel che conta è sempre più la leggerezza. Col passare degli anni, poi, non è soltanto -metafisica- ma la difficoltà, vera, di trascinarsi dietro le cose e non solo i pensieri, superflui rispetto all’obiettivo.
Intanto, con l’ultima versione di Kindle, si possono, fuori casa, eliminare completamente i libri di carta. La tecnologia digitale ci dà una mano: ogni strumento, di generazione in generazione, si alleggerisce.
Anche all’abbigliamento tengo sempre meno e cerco di portare abiti e scarpe utili e necessari allo scopo, ma da regalare prima di ripartire, restando con i soli vestiti per il volo del rientro.
Quando si sceglie di stare altrove per un tempo è molto istruttivo e terapeutico imparare come sia facile e possibile vivere con poco. Vivere senza “arredamento”. Questa nuova quotidianità rende le osservazioni più pertinenti e, noi, fisicamente meno attaccabili…
Eppure io amo le COSE, eccome. Il piccolo personale -museo dell’innocenza- che ho costruito negli anni, incontro dopo incontro, vacanza dopo vacanza, viaggio dopo viaggio. Libri e regali, “souvenirs”, immagini e cose di lontani amori, oggetti ingombranti di antiche passioni, selle d’equitazione, sacche tuareg, ceramiche, migliaia di fotografie non catalogate. Per tutto questo resta il rifugio, la camera, la piccola casa di chi, solo, ha mancato l’incontro decisivo.
Ma nel bagaglio no, in quello deve starci soltanto la promessa di una possibilità e, appunto, quella dell’incontro.

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