Anime grigie, anime nere

Abbastanza conosciuto e tradotto in Italia, il cinquantenne scrittore e regista francese Philippe Claudel aveva già dato un graffio alla letteratura e al cinema, dieci anni fa, con “ le anime grigie”. I suoi romanzi, le sue favole, sono sempre invernali, anche quando si svolgono in primavera. Appena qualche suggerimento geografico, un indizio storico, poi il freddo, la pioggia, la nebbia e la neve. Come nella tempesta shakespeariana i personaggi e i paesaggi sono ologrammi, fantasmi, menzogne. E’ sempre un resoconto preoccupato e poetico sulla ”banalità del male”; sulla grigia, sporca quotidianità del male che insudicia il Mondo, che fa tacere le piante e le praterie, le foreste, gli animali e i rari, rarissimi Uomini Buoni. La preoccupazione, l’incubo di Claudel è ancora più vivo e terribile nel “ Il rapporto” suo ultimo libro. Come ogni uomo, attento alla cronaca politica e sociale del proprio tempo, Claudel teme e sente avvicinarsi l’oscurità di un’altra possibile notte, quì, in Europa.:” l’idiozia è una malattia che va d’accordo con la paura, l’una e l’altra si sviluppano mutualmente creando una cancrena che chiede solo di propagarsi ”. La Storia letta  come una verità maggiore fatta da milioni di bugie, una patchwork costruita da forme diverse di qualità incerte e di incerta provenienza. E ancora:  le nostre ferite, profonde e dolorose , la volontà di ricordarle, il pericolo di dimenticarle.
Il rapporto ” non è un romanzo è un messaggio urgente. I destinatari siamo noi.images

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