Parigi d’inverno

Il portone grande, quello che collega all’Odeon, è chiuso al pubblico come l’altro, il più vicino al museo d’arte e storia. Il grande palazzo del Senato transennato da una doppia fila dei brutti e pesanti dissuasori di ferro grigio. Nel largo corridoio camminano militari armati. Podisti, flanuers e bambini stanno oramai a distanza. Una parte del Lussemburgo è chiuso per terrorismo. Le api del parco si sono risvegliate allo strano tepore di questo gennaio, di quest’altro -inverno del nostro scontento-. Sprecheranno energia che non troverà conseguenti fioriture, perderanno così risorse e molte di loro non riprenderanno vita alla prossima primavera. Una fila lunga e silenziosa per Salafistes il film documentario-scandalo.Vogliamo guardare in faccia ed ascoltare chi incita, addestra e manda ad uccidere i giovani francesi nei caffè e ai concerti. E’ una attesa senza allegria, triste. Nelle brasseries, nei ristoranti, non è il caso di prenotare, le presenze sono ridotte del 30 per cento. Meno turisti e meno voglia di uscire. Ritrovo un poco di gioia aux Trois Mailletz, lo storico cabaret di rue Galande, si canta insieme e insieme si – vuole il sole-. Ma nella metropolitana sguardi lunghi, inquieti e tanti allarmi ingiustificati, continui.
E poi c’è Lorence che non esce di casa da due mesi. La sua bella amica, la giovane vicina della porta accanto d’ origine egiziana, è morta.
Assassinata con il suo fidanzato il 13 novembre in un caffè della Bastiglia, a cento metri da casa. La programmazione cinematografica di queste settimane è piena di freddo, di neve e di malinconie: Di Caprio che ritorna, Tarantino con i suoi cattivi cowboys, Spotlight con i suoi cattivi preti. I tempi sono duri.IMG_1822

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