Al final del Danubio

Gli antichi credenti, nascosti tra le acque del delta, bevono acquavite, pregano, bestemmiano e pescano da secoli tra le erbe alte dei canali. Abitano ancora in capanne di fango e bambù e ancora affumicano lo storione su alte griglie di ferro. Il Danubio, finisce a Sulina, e come tutti i grandi fiumi, prima di finire mescolato all’acqua salata del mare, sembra tentennare, allargarsi, espandersi, perdere tempo. In quell’area immensa del delta vivono ancora animali di favole lontane: lupi, cervi, pellicani, storioni, lontre e visoni e anche genti, ancor più leggendarie. Non solo gli antichi credenti scappati dalla riforma russa, ma zingari ed ebrei dimenticati dalla catastrofe di settant’anni anni fa, marinai turchi, bulgari, ex sovietici scappati dall’arruolamento. Ci vogliono ancora molte ore per arrivare a Tulcea e lì, nell’ultimo villaggio del Danubio la vita è tranquilla e non sembra avere grandi pretese. A fianco del vecchio faro, il cimitero. Non una collina, piuttosto una duna sabbiosa dove tutti i simboli religiosi della Terra sono rappresentati quasi in una rassegnata, serena accettazione. Anche il Fiume pochi metri più in là sembra oramai persuaso a lasciarsi cambiare, a diventare qualcosa d’altro. Impossibile immaginare cosa sarà tra le onde del Mar Nero che ora si mescolano, raddoppiando di forza, a quel blù che nel secolo scorso dicevano essere il suo colore. images

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