Quattro libri geniali

Il terzo libro mi era stato regalato per Natale. Ho resistito per quasi un mese ma, alla fine di gennaio, ho comprato il primo:“L’amica geniale” ed ho cominciato a leggere la saga della misteriosa Elena Ferrante.
Avevo tenuto duro perché mi pareva trattarsi d’una specie di soap-opera letteraria. Per di più, dopo Proust mi era difficile credere nella buona riuscita di quattro volumi sullo stesso tema. Del resto, rimango comunque un provinciale diffidente nei confronti di una scrittrice italiana che non si firma nemmeno col proprio nome.
Tuttavia, poche pagine dopo, stregato dalla genialissima piccola Lila, dalla profonda semplicità di una scrittura eccellente, ho abbandonato Melvut, il venditore di boza di Pamuk arrivato già alle soglie del 2000, così come una cronaca dell’emigrazione latina dal sud al nord America documentata dalla coraggiosa giornalista Camilla Panhard; perfino un libro sull’ultima regina del Madagascar giace da allora abbandonato.
A febbraio poi, nelle vetrine delle librerie a Parigi, ho visto i titoli della Ferrante tradotti e pubblicizzati così: “Ecco i romanzi che Daniel Pennac offre ai suoi amici”. Fantastico! Lo scrittore, suo coetaneo, inventore della Belleville letteraria del signor Malaussene, ha ritrovato nella collega italiana il gusto del raccontare la gente e il quartiere.
Allora il grande romanzo non è affatto morto! Ne abbiamo ancora bisogno. Le centinaia di pagine intorno alla vita di Lila e di Lenù sono qui a dimostrarlo. Tra qualche giorno terminerò per sempre questa, in fondo, lunga coabitazione con la durezza del quartiere e della sua gente e so già che ne avvertirò la mancanza. Avrò nostalgia di quei personaggi, quei dialoghi, di quel dialetto, quella scrittura che spesso vola ancora più alta ad illuminare la verità rossa e grigia della nostra vita.
Un tremendo consiglio di Lila resterá a lungo con me : ” Le bugie sono meglio dei sonniferi “.

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