India

Ci torno venti anni dopo. So già che non riconoscerò quei pochi punti di riferimento a cui mi ero affezionato allora. L’India, dal 2000, è cambiata ancor più di quanto sia cambiato io.
Mi hanno detto che le vacche sacre, nelle grandi città, oramai munite di un “chip” che le ricollega al proprietario, sono di fatto sparite. So già che i miei amici Mogul sono invecchiati come me ma, al mio contrario, sono diventati molto più ricchi. Il Rajasthan invece ha sofferto e soffre di siccità. E’ diventato più povero.
Proprio in quelle provincie si svolgerà il mio secondo viaggio in India. Molti dei bambini che allora ci accoglievano nei villaggi saltando e gridando di gioia e di stupore oggi avranno fallito come agricoltori e se ne saranno andati via. Ci saranno meno fontane e più connessioni telefoniche. Andrò ad una fiera di cavalli, cammelli e bestiame – forse lì ritroverò i colori e gli odori dell’India. I cavalli dalle orecchie a punta, veloci corridori nel deserto del Thar, avranno la stessa vitalità di allora e la confronteranno con la mia… Poi rivedrò quelle facce da zingaro, quegli strumenti musicali e quelle canzoni così simili al flamenco. E’ da lì che sono scappati via sei o sette secoli fa quelli che oggi nel Mondo vengono chiamati rom, o zingari, o gitani. Una delle tante migrazioni economiche nella storia dell’uomo. Rivedrò come la vergine nera di Saintes Maries de la Mer sia una traduzione della dea Kali. Sarà ancora commovente vedere quelle ragazzine e quelle donne nomadi ballare e cantare come andaluse senza avere un’idea di dove si trovi l’Andalusia. Torno in India.25

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