Latcho drom : buon viaggio.

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Sono pochi a saperlo, qui da noi, in Europa, e quasi nessuno lo ricorda nell’India nord-occidentale, nel Rajasthan e nel deserto di Thar.
Quasi mille anni fa, probabilmente una carestia e una siccità durate molto a lungo costrinsero intere tribù nomadi e molte migliaia di famiglie ad abbandonare le proprie terre d’origine, divenute oramai inospitali, e a cercare vita (e fortuna) altrove. Una tra le tante, grandi “migrazioni economiche” della storia umana.
Cominciò così un lungo viaggio attraverso molti Paesi, fino ai Balcani e al Mediterraneo. Tutto questo è ben raccontato in “Latcho Drom” (buon viaggio), il premiatissimo film del regista di origine rom Tony Gatlif. Erano astrologi, allevatori di cavalli, musicisti, artigiani del rame, saltimbanchi. Erano “diversi” dagli europei stanziali e – via via – prendevano i nomi più fantasiosi: bohémiens, stroleghi (da astrologi, appunto), gypsy, manouches, zingari e, finalmente, al fondo dell’Europa, in Andalusia, gitani.
E’ commovente vedere nei villaggi del Rajasthan donne e ragazze cantare e ballare come in un ancestrale flamenco, musicisti suonare musiche che ci sembrano assolutamente nostre… Ma gran parte degli attuali nipoti di quegli uomini coraggiosi ignorano del tutto la loro stessa origine e il loro cammino. Forse è anche per questo, non trovando forza e appoggio nella propria ricca storia culturale, che finiscono col vivere d’espedienti nelle squallide periferie europee.
Ma i Nomadi sono anche parte integrante della nostra stessa identità e del nostro comune destino. Riconoscerlo è rafforzare le difese dei meccanismi sociali. Qui e adesso.

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