Il tunnel dei Borboni

Cinque anni di lavoro volontario, la passione, l’amore per la storia di Napoli di due arco-speleologi e l’aiuto di qualche giovane studente. Ecco che riapre il lungo tunnel (oltre seicento metri) fatto costruire dall’ultimo re borbone che progettava una fuga in sicurezza nell’ipotesi, probabile, di sommossa popolare. L’importante opera ingegneristica, scavata a mano, porta dalla attuale piazza Plebiscito al lungomare. Nei sotterranei sono ancora ben riconoscibili le grandi cisterne greco-romane che garantirono l’acqua alla città per quasi duemila anni…

Ma l’emozione, la commozione, non ci arrivano dai nostri illustri e lontani antenati quanto, piuttosto, dal riverbero umano che ancora trasmettono le alte stanze sotterranee. Gran parte della fanciullezza di nostri possibili padri e nonni nonchè la stessa vita di innumerevoli madri-coraggio degli anni Quaranta e Cinquanta è trascorsa tra quelle pareti di tufo. Quel tunnel borbonico è stato infatti riutilizzato come il più grande rifugio antiaereo di Napoli nell’ultimo conflitto mondiale.

Una media di 5/6000 persone a ogni chiamata di sirena. La città più bombardata d’Italia, la più distrutta, è stata costretta a utilizzare gli spazi sotterranei per migliaia di famiglie anche dopo le bombe, passata la guerra. Quasi fino agli anni Sessanta.

Lì sotto, grazie al lavoro di scavo e di pulizia, ritroviamo gli oggetti, le scritte, le firme, i giocattoli. La vita quotidiana di chi non sapeva cosa avrebbe trovato uscendo dal riparo. Quali lutti, quali macerie. Una scritta nera su una parete di calce è, su tutte, la più leggibile e sonora: – NOI I VIVI -. Potrebbe, anche questa, essere solo storia, appena un poco più recente di quella di Re Francesco. Ma così non riesce ad essere, perché le sirene d’allarme, i rifugi, le bombe, le macerie e la morte sono ancora angoscia quotidiana per milioni di donne di uomini e bambini che abitano non lontano da noi… Giusto dall’altra parte del mare.images

Leave a Reply

Your email address will not be published.