Viaggi che non abbiamo mai fatto

Senza titolo-5

Bisognerà anche cominciare a raccontarli i viaggi mai fatti… lo scrive ne “L’albergo dei poveri” Ben Jelloun. A me non sembra soltanto una trovata, una provocazione letteraria. E’ piuttosto vero, invece, che con i viaggi intrapresi e con gli anni trascorsi a sognarne altri, a rafforzarsi è proprio il desiderio di raccontarle quelle città e quei Paesi, quegli incontri, quelle montagne e quegli oceani mai visti. I miei personali viaggi virtuali, dei quali volentieri parlerei agli amici o ad altrettanti virtuali nipoti, non sono pochi. Sono, direi, quasi tutti quelli che non ho fatto.
L’Islanda e il Quebec per cominciare. Il fiume Saint-Lauren e il succo d’acero.
La lunghissima magica notte del 24 giugno “San Giovanni Battista” festa nazionale. E il grande freddo dell’inverno canadese con le alci e il ricordo degli indiani.
L’Islanda è ancora iperborea con le sue notti bianche e le aurore boreali, un’idea diversa del mare, della neve e del Nord. Spesso è il grande Nord il mio viaggio immaginato. Può diventare anche pellegrinaggio, nel ghiaccio della Russia, nella Kolima siberiana. E’ là che i corpi di milioni di uomini, donne e poeti hanno aspettato la primavera per essere avvolti da quella terra scura.
Ma anche il cielo al contrario, illuminato dalla croce del sud, mi riempie di nostalgia.
“La peggior nostalgia è quella per ciò che non è mai successo” dice bene un tango d’Uruguay. E con l’Uruguay è anche il Cile di Valparaiso con i suoi ascensori e la sua lunga baia a presagire lo stretto di Magellano.

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