I giganti della Val Bregaglia

A pochi metri dal confine italiano, ma già altrove. Molto lontano.
Soglio, oggi villaggio della Val Bregaglia, nella Svizzera tedesca dei Grigioni, è sospeso attorno al seicentesco Palazzo Salis, ricovero di lusso, abitato da loquaci e geniali fantasmi. Poche camere tutte in legno, profumate di lino e di resina. Soltanto attraverso gli stretti passaggi del Maloja e dello Spluga si entra nella valle, non troppo distante dalla Montagna magica. L’incantamento, il fermarsi del tempo, resiste, con poche eccezioni su, su fino a Sils Maria. Ma è proprio a Soglio che si confonde col sogno. Lì, nell’albergo di pietra e di legno, ancora risuona la stagione dei Giganti. A Soglio trascorrevano l’inverno Segantini, il veggente, e Giacometti, il più grande. Rainer Maria Rilke passeggiava e scriveva tra le vacche brune dai campanacci luccicanti. Ancora odore di fumo e di fieno e di erbe rare, di minestre d’orzo e di vento. Il vento di queste valli può far impazzire o dimenticare tutto, si dice. Ma ora io ricordo quella stanza grande col camino acceso d’ottobre. In una sera chiara, lei che saltava, posseduta, sulla trapunta firmamento del letto, strega e bambina. Non chiedeva amore ma venerazione. Impreparato, inadeguato, cercavo scampo nelle montagne ravvicinate dalla luce d’autunno. Guardavo dalla finestra. Lei, meno vestita della ragazza dipinta da Balthus, altro vicino di casa, contemporaneo, si allungava sul divano verde scuro. Mancava soltanto il gatto. Ma a strattonare la tenda bastavo io.balthus-10

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